La porcellana di Capodimonte

La manifattura di Capodimonte sorse per volontà di Carlo di Borbone re di Napoli, nel clima di rinnovamento culturale e artistico che percorse la città ad opera sua e del primo ministro Marchese di Montealegre. L’arrivo a Napoli delle famose collezioni dei Farnese esercitò un notevole impulso: nuovi opifici furono creati per la fabbricazione di arazzi e pietre dure, poi, nel 1740, nel giardino del Palazzo Reale, iniziarono gli esperimenti per ottenere la porcellana.

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La giovane sposa di Carlo di Borbone, Maria Amalia di Sassonia, era nipote di Augusto II il Forte, e aveva portato con se alcuni servizi di Meissen, contribuendo così ad orientare i gusti del re. L’arcanista Livio Vittorio Schepers e il figlio Gaetano riuscirono ad ottenere la porcellana, servendosi di terre locali, in particolare calabre. Alla decorazione fu preposto Giovanni Caselli, miniaturista di corte; vi contribuì anche Giuseppe della Torre, mentre il modellatore fu il fiorentino Giuseppe Gricci. Il 15 marzo 1743 il re diede incarico all’architetto Ferdinando Sanfelice, ingegnere di corte, di progettare la fabbrica da sistemarsi nel Parco di Capodimonte. Il Sanfelice, costruttore della chiesa della Nunziatella e di altri importanti edifici civili, fu in grado di risolvere non pochi problemi tecnici per adattare a Manifattura un casamento già esistente nel Parco di Capodimonte e abitato dal Guardiamaggiore. L’opera fu portata a termine con eccezionale rapidità nel giugno dello stesso anno, 1743.

Superate le difficoltà iniziali, malgrado non fosse stato possibile far venire da Doccia l’Anreister, come si era tentato, e altro personale da Vienna, si ottennero risultati straordinari: la pasta era bianchissima e translucida, rivestita da una coperta brillante e compatta; Caselli e gli altri decoratori ne traevano eccezionali effetti cromatici . alla morte del Caselli, avvenuta nel 1752, subentrò come capo del reparto di decorazione il tedesco Johann Sigismund Fischer, e successivamente Christian Adler e Luigi Restile. Furono istituite vendite per colmare il passivo che la fabbrica costituiva per il bilancio della Corte, ma anche così le spese rimasero sempre enormi rispetto alle entrate, pur costituendo la produzione di porcellana un fattore di grande prestigio.

Tuttavia il re era così legato alla manifattura da decidere di trasferirla in Spagna quando, nel 1759, ne ereditò la corona dal fratello Ferdinando; tutto ciò che fu possibile trasportare (artefici, impasti, attrezzature) fu imbarcato e contribuì al risorgere della manifattura al Buen Retiro, presso Madrid.

La produzione spagnola, specie nel primo periodo, è quasi indistinguibile da quella italiana, poiché utilizza gli stessi artefici e, inizialmente, lo stesso impasto portato dall’Italia. I forni e i laboratori furono smantellati, gli scarti di fornace seppelliti. Il marchio di Capodimonte, e inizialmente anche del Buen Retiro, consisteva nel giglio borbonico, bleu sotto coperta o incusso. La porcellana di Meissen costituì il primo modello per Capodimonte; è facile riscontrarlo nel ripetersi delle caratteristiche forme di teiere e caffettiere, nella sagomatura di anse e beccucci, in alcuni elementi decorativi molto simili, come i Laub und Bandelwerk e le cineserie in oro su fondo bianco. Furono prodotti anche i grandi vasi da caminetto panciuti col coperchio a cupoletta, di derivazione cinese filtrata attraverso modelli di Meissen. Oltre alle porcellane sassoni, fornirono spunti alla decorazione le stampe francesi, di Watteau, Boucher, Oudry; si diffusero così le consuete scene rococò con galanterie, giochi di bimbi, ma anche marine, paesaggi, nature morte. Non mancarono riproduzioni da pittori italiani contemporanei e del passato, particolarmente da Annibale Carracci, che aveva decorato la galleria del Palazzo Farnese a Roma.

La porcellana nella storia: dalla Cina all’Europa

Delicata, preziosa e sonora al tocco, fine e di un biancore translucido, la porcellana ha sempre incuriosito e affascinato gli uomini.

Dalla Cina, la sua terra d’origine, arrivò in Europa diventando il mezzo d’espressione di un’arte sofisticata: costituendo un vero fenomeno sociale.

L’etimologia della parola porcellana è molto controversa. L’opinione più diffusa ne attribuisce l’origine alla parola “porcellana” che indica una conchiglia translucida e madreperlata, abbastanza comune nei mari caldi. Il primo testo europeo conosciuto che usa la parola “porcellana” è il giornale di bordo di Marco Polo che, nel 1295, dopo un soggiorno di 24 anni in Asia, aveva portato in Italia dei campioni di porcellana cinese. Egli chiama “porcellana” sia la terracotta cinese che le conchiglie che servivano come monete di scambio in alcune zone della Cina.

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In Cina abbonda il caolino, materiale base della porcellana. La parola caolino (gaolin tu) deriva da Gaoling (in cinese: alta cima), collina con importanti giacimenti di questa argilla, al nord di Jingdezhen.

Jingdezhen (antica King-to-tchen), nello Jiangxi, era già dal 1369 il centro della produzione ceramica imperiale. Fin dal secolo XVI, intorno a questa città, i cinesi organizzarono una produzione destinata all’esportazione.

L’altro materiale usato era una roccia pegmatica molto diffusa nel sud della Cina, chiamata dai cinesi “pétuntsé” (pietra di porcellana), i cui costituenti maggiori erano quarzo e sericite. Contrariamente a quanto riportato da molti in Occidente, il feldspato, come pure il caolino, vi erano presenti solo in piccole percentuali. La sericite, un’idromuscovite potassica, aveva proprietà plastiche come il caolino e fondenti come il feldspato.

Già durante le dinastie Shang e Zou (1600 – 220 a.C.), tali materiali venivano adoperati, separatamente, per comporre impasti ceramici che, una volta foggiati, venivano cotti alla temperatura (1000 – 1200° C) consentita dai forni dell’epoca.

I prodotti ceramici ottenuti dagli impasti più refrattari di caolino erano bianchi ma molto porosi (terraglie); mentre quelli ottenuti dal “pétuntsé”, più fusibile, possedevano un corpo denso e, parzialmente, translucido, tanto da essere considerati dagli studiosi delle “proto-porcellane”. Il loro colore era grigio-verde o bruno per l’eccessiva presenza di ossidi di ferro e di titanio.

Con la costruzione di forni capaci di raggiungere una temperatura di 1250 – 1350° C, durante la dinastia Han (25 – 250 d.C ), si riuscì a produrre una vera porcellana, ma il suo colore restava grigio-verde o giallo.

La produzione delle prime porcellane bianche avvenne durante le dinastie Qi e Sui (556 – 618 d.C.) nel nord della Cina, dove all’epoca dei Tang e dei Sang (618 – 1279 d.C.), impiegando come materiale di base caolino misto a feldspato e/o a un minerale calcico-magnesiaco, si riusciva a mettere in opera porcellana candida come la neve. Porcellane bianche furono prodotte in questo periodo anche in altre regioni; ma soprattutto nel sud prevaleva la produzione di porcellane di alta qualità con coperta verde, data la difficoltà di ottenere “pétuntsé” esente da ferro. Intanto erano stati compiuti grandi progressi nella preparazione e nella applicazione di coperte e di colori. Un passo decisivo verso l’ottimazione e lo sviluppo della produzione della porcellana fu compiuto durante la dinastia Yan (1279 – 1368 d.C.), allorché a Jingdezhen, l’impasto fu preparato mescolando caolino e “pétuntsé”.

Lo scheletro di cristalli aghiformi di mullite che si formavano dal caolino (le ossa) durante le ultime fasi della cottura sostenendo la fase vetrosa formatasi dal “pétuntsé” (la carne), fece ridurre drasticamente le perdite che si avevano cocendo impasti senza o con scarsa quantità di caolino. L’aggiunta di caolino, più facilmente ottenibile, esente da ferro e la cottura in atmosfera riducente, portarono inoltre, alla produzione di porcellane dalla pasta compatta e perfettamente bianca.

Sotto le dinastie successive la porcellana si perfezionò e diventò l’espressione di un’arte ufficiale e privilegiata, molto apprezzata dall’imperatore e dall’élite del paese.

Il commercio introdusse la porcellana cinese in Europa: veniva venduta correntemente sulle coste del Mediterraneo fin dal XII secolo. Circondata dal mistero della fabbricazione essa fu molto apprezzata nelle corti europee dove si diffuse nel XIV secolo, spesso ornata di bronzi o di oreficerie. Questo alone di mistero proveniva soprattutto dal fatto che i lavoratori di maiolica europei erano incapaci di ottenere il biancore e la translucidità che la caratterizzavano. Gli scienziati europei, appassionati di alchimia, erano affascinati da questo fenomeno a tal punto che si arrivò ad attribuire alla porcellana qualità magiche: “… i turchi bevono l’acqua in una specie di vaso…perché si crede che un cambiamento della sua trasparenza indicherebbe la presenza del veleno”, scrive nel 1600 Simon Simonius, primo medico della corte di Boemia.

La produzione di porcellana cinese conosciuta dagli europei può essere così classificata:

  1. il genere “blu e bianco”, il più diffuso in Europa, già nell’epoca Yuan (1279 – 1398), è molto famoso nell’epoca Ming (1368 – 1644). La sua caratteristica è l’impiego di un blu cobalto, colore probabilmente importato dall’Iran, posto sulla porcellana prima della “coperta” (vernice trasparente). Alla fine dell’epoca Ming, la produzione “blue bianco” fu soprattutto orientata verso l’esportazione;

  2. il genere “rosa”, (terminologia di A. Jacquemart), apparso sotto il regno di Yongzheng (1723 – 1735), fu caratterizzato dall’impiego di uno smalto rosa porpora derivato dal cloruro d’oro.

Nel campo delle “coperte” bisogna notare la produzione molto raffinata dei “céladons”, verde pallido, di origine Tang (620 – 900) che ebbe un brillante periodo sotto i Qing. All’epoca di Kangxi (1622 – 1722) risalgono delle “coperte” a “gran fuoco” come il “sangue di bue” che gli europei hanno sempre cercato di imitare. I “bianchi di Cina”, vernici incolore applicate su statuette non colorate, costituirono una produzione importante di Jingdezhen. I rapporti con l’Europa si intensificarono a partire dal XVI secolo, con l’arrivo dei mercanti portoghesi e delle missioni gesuite. I portoghesi commercializzarono i prodotti delle Indie orientali in Europa: fu di moda ordinare in Cina dei servizi o altri pezzi di cui si fornivano i modelli decorativi. Nel XVII secolo l’importanza commerciale della porcellana che veniva dall’estremo Oriente era notevole. Ecco alcuni esempi: nel 1664, 11 bastimenti olandesi provenienti dalle Indie orientali portarono 44.943 pezzi di porcellana dal Giappone, secondo il “Rapporto della Compagnia delle Indie Orientali riguardo allo stato degli affari nelle Indie”. Il Mercuri Galant di settembre del 1700 parla di una vendita a Nantes, per la Compagnia delle Indie, del carico dell’Amphytrite che comporta fra l’altro “167 casse di porcellana”. La ceramica, conosciuta in Giappone fin dal XIII secolo, si era affermata nel secolo XVI. La prima porcellana giapponese fu realizzata nel secondo anno dell’era Genna (1616). Fu opera di un ceramista coreano chiamato Ri Sampei, che la fabbricò vicino ad Arita (il caolino era stato scoperto nella parte alta del fiume Arita).

Il desiderio di porre fine ad una costosa importazione straniera spinse gli Stati e le Signorie locali d’Europa a promuovere i tentativi di scoprire o di procurarsi il caolino indispensabile per la fabbricazione della vera porcellana (porcellana dura), o di produrre una pasta artificiale senza caolino (porcellana tenera) ma comunque simile a quella cinese.

Materie prime e fasi produttive

Le materie prime si suddividono in due categorie principali:
1. materie prime per i supporto 2. materie prime per gli smalti
le materie prime per il supporto si riferiscono agli impasti (necessari alla costruzione del supporto( che sono dati da miscele di:
argille a diverso grado di plasticità, che permette di ottenere con la formatura piastrelle dotate già allo stato crudo di idonee caratteristiche meccaniche; materie prime quarzose, (sabbie, quarzifere) costituenti lo scheletro del corpo ceramico, per limitare così le variazioni dimensionali conseguenti alle operazioni di essiccamento e cottura. Materie prime feldplastiche- carbonatiche, la cui funzione è quella di produrre in fase di cottura una fase fusa che permette di ottenere una struttura più o meno vetrosa e compatta del prodotto finito.
Gli smalti sono miscele di diversi minerali e composti, che vengono applicati sulla superficie della piastrella e quindi portati a fusione, in modo da formare, dopo raffreddamento, un rivestimento vetroso. Il componente fondamentale è la silice che è la più importante sostanza vetrogena a cui si aggiungono, per contenere la temperatura di cottura dello smalto a livelli accettabili, elementi quali: ioni alcalini e alcalino terrosi, alluminio, o anche piombo o zinco. Le fritte sono composti vetrosi preparati per fusione, e rapido raffreddamento in acqua di miscele di materie prime selezionate.
Preparazione impasto I. Immagazzinamento e stoccaggio delle materie prime Le materie prime per l’impasto sono trasportate nel sito generalmente mediante autocarri e vengono scaricate e immagazzinate in apposite aree coperte, in lotti distinti a seconda del tipo. Dal deposito le materie prime vengono inviate al reparto di preparazione impasto.

 

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II. Preparazione paste per estrusione La materia prima viene preparata per ottenere u 15%), idonea quindi per la formatura mediante estrusione. Residui di produzione quali scarto cotto, scarto crudo possono essere introdotti nella composizione dell’impasto. Pertanto le varie operazioni eseguite sono: il dosaggio, al macinazione, la miscelazione e l’umidificazione. I principali impianti che intervengono nella produzione sono: mulini frantumatori, molazze, impastatrici, laminatoi.
III. Preparazione di polveri per pressatura Si tratta di produrre una polvere con un predefinito contenuto d’acqua (intorno al 4-6%), idonea per la formatura mediante pressatura. Tali polveri vengono poi inviate ed immagazzinate in appositi silos.
Questo stesso obiettivo può essere perseguito attraverso tre diversi processi:
1. processo a secco tradizionale; 2. processo a secco con granulazione; 3. processo a umido ;
Il primo processo è caratterizzato fondamentalmente dalle seguenti operazioni: dosaggio, macinazione ed umidificazione; gli scarti di produzione e i rifiuti di depurazione, cioè polveri, vengono riciclati in tale fase.
Nel secondo tipo di processo il granulatore ha la funzione di umidificare l’impasto (quindi si deve aggiungere acqua) fino ad ottenere un tenore in umidità del 10-15% in modo da favorire l’agglomerazione delle particelle in granuli tondeggianti di predefinita distribuzione granulometrica; nella sezione terminale del granulatore, i granuli vengono parzialmente essiccati in modo da portare il contenuto d’acqua al valore prestabilito.
Nell’ultimo processo la macinazione della materia pria (materiali duri) avviene ad umido, mentre la frazione argillosa viene disciolta completamente in acqua; dai mulini esce una sospensione acquosa di particelle fini d’impasto, al quale viene poi miscelata ed omogeneizzata con la frazione argillosa preventivamente disciolta nel turbodissolutore.

Ne risulta un composto detto barbettina (contenuto in acqua pari al 30-40%) che viene inviata all’essiccatoio a spruzzo (atomizzatore); in tale fase del processo il contatto con aria calda (500600°C), provando l’istantanea evaporazione della maggior parte dell’acqua, determina la formazione di agglomerati tondeggianti di particelle fini, che costituiscono appunto la polvere idonea alla pressatura.
Formatura La formatura consiste nel modellare le piastrelle nel formato specificato e si esplica nelle operazioni di estrusione o pressatura. L’estrusione consiste nell’introdurre, nell’impianto di estrusione, la pasta che uscendo poi da un’apertura opportunamente sagomata, assume le dimensioni prestabilite (previa operazione di taglio in funzione del formato desiderato). La pressatura ha lo scopo di compattare le polveri mediante l’applicazione di una pressione (variabile da 20 a 50 MPa), la quale modifica, riassetta e mette in aderenza i granuli d’impasto, con la finalità di ottenere un prodotto compatto crudo.
Essiccamento L’obiettivo di suddetta operazione consiste nel rimuovere dal prodotto formato l’acqua d’impasto in conformità con la necessità di garantire l’integrità e la regolarità dimensionale del prodotto al fine di salvaguardare il manufatto da rotture e distorsioni dimensionai.
Preparazione smalti Tale operazione (macinazione ad umido dei vari costituenti) ha la finalità di ottenere, con riferimento alle tecniche convenzionali di smaltatura, gli smalti pronti per l’applicazione sottoforma di sospensione acquosa di particelle fini.
Smaltatura La smaltatura consiste nell’applicazione degli smalti e decori sulla superficie delle piastrelle formate ed essiccate.
Cottura Si effettua durante questa fase il consolidamento e la reificazione del supporto e/o dello smalto delle piastrelle, in modo da conferire al prodotto stesso, caratteristiche meccaniche di resistenza e d’inerzia chimico-fisica, adeguate alle diverse specifiche utilizzazioni.

Operazioni accessorie Dopo la cottura possono essere realizzate ulteriori lavorazioni: taglio, levigatura, lappatura, smussatura. La levigatura o lucidatura riguarda la superficie delle piastrelle di grès porcellanato e consiste nella rimozione controllata dello stato superficiale mediante appositi dischi abusivi.
I Manufatti – fasi produttive
I manufatti di porcellana e/o ceramica possono essere realizzati seguendo le classiche varie fasi della produzione delle ceramiche tradizionali e nella fattispecie

  • arrivo materie prime
  • stoccaggio
  • preparazione impasti
  • preparazione modello in argilla
  • formatura del modello di argilla
  • preparazione stampi e modelli per la riproduzione
  • colaggio della barbettina negli stampi
  • essiccamento lavorazione e rifinitura
  • decorazione sottovernice o a rilievo
  • cottura smaltatura/decoro sottosmalto
  • decorazione
  • invetriatura
  • cottura
  • decorazione terzo fuoco
  • applicazioni serigrafiche
  • essiccamento cottura

Cicli di fabbricazione

Le piastrelle di ceramica o porcellana sono il risultato di un processo produttivo che in linea generale segue fedelmente quello tipico della maggior parte dei prodotti ceramici. La composizione del ciclo tecnologico è caratterizzato da variazioni di tipo produttivo in funzione del tipo di prodotto che si vuole ottenere. Fondamentalmente si considerano tre cicli schematizzati in figura 3, ai quali si può ricondurre tutta la gamma di tipologie produttive di piastrelle ceramiche:
il primo ciclo: si riferisce alle piastrelle non smaltate (cotto, grès rosso, grès porcellanato, clinker); il secondo ciclo è quello delle piastrelle smaltate in bicottura (maiolica e cotto forte), cioè caratterizzato da due cicli termici distinti: il primo per consolidare il supporto, il secondo per stabilizzare gli smalti ed i decori; il terzo ciclo riguarda le piastrelle ceramiche smaltate in monocottura nelle quali gli smalti ed i decori vengono applicati sul supporto essiccato e si effettua un solo ciclo di cottura (monocottura chiara rossa, grès porcellanato smaltato, clinker smalto e cotto smaltato).

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Figura 3. Schema cicli di produzione piastrelle
Questa schematizzazione dei vari processi produttivi riguarda i “cicli completi”; nel senso che le correnti entranti sono costituite dalle materie prime, mentre la principale corrente uscente è rappresentata dal prodotto finito. Vi sono altresì aziende il cui assetto tecnologico non rispecchia quest’impostazione, ma che si caratterizza per un ciclo “parziale” (non comprendente tutte le fasi tecnologiche riportate nella tabella precedente).
I cicli parziali si distinguono in:

1. cicli di monocottura – a partire da polveri di pressatura di provenienza estranea; 2. ciclo “bicottura/biscotto”, cioè che giunge fino alla prima cottura del supporto; 3. il ciclo “bicottura/smalteria” in cui il biscotto viene sottoposto asmaltatura e successiva cottura del vetrato.

Tipologie produttive relative alla produzione di manufatti e/o piastrelle in porcellana e/o in ceramica

La classe di prodotti “piastrelle di ceramica o porcellana per pavimento e rivestimento” comprende diverse tipologie, contraddistinte da specifiche caratteristiche ed applicazioni, e da tecniche e tecnologie di fabbricazione particolari. Esistono attualmente due diversi modi di classificare la produzione:
1. una classificazione tecnico-commerciale, usualmente impiegata sia dai produttori che dagli utilizzatori, fondata sulla base di varie caratteristiche merceologiche, tecniche e tecnologiche cui corrispondono speciali denominazioni (ad esempio maiolica, monocottura, gres porcellanato); 2. una classificazione secondo le norme vigenti, basata su due parametri: l’assorbimento d’acqua (che fornisce una misura della porosità aperta), ed il metodo di formatura ( pressatura o estrusione).
La classificazione tecnico-commerciale prevede la seguente tipologia di prodotti: 1. Monocottura Piastrelle ceramiche ottenute per pressatura, di formato da 10×20 cm a 40×40 cm e oltre, smaltate. Ciclo di fabbricazione: monocottura (lo smalto è applicato sul supporto essiccato; segue una sola cottura, che coinvolge sia il supporto che lo smalto). Possono essere a supporto bianco/grigio (monocottura chiara) o rosso (monocottura rossa); a supporto greificato o poroso. Le piastrelle in monocottura a supporto poroso, utilizzate per il rivestimento di pareti interne, sono denominate “monoporosa”. 2. Maiolica/Cottoforte Piastrelle ceramiche ottenute per pressatura, di formato generalmente compreso fra 15×15 cm e 20×30 cm smaltate. Ciclo di fabbricazione: bicottura (la prima cottura è quella del supporto. Segue l’applicazione dello smalto, sul supporto cotto (biscotto), per poi concludere il ciclo con la cottura dello smalto (seconda cottura o cottura vetrato). La struttura è sempre porosa (assorbimento d’acqua superiore al 7-8%, per il cotto forte, ed al 10-12%, per la maiolica). 3. Grès porcellanato non smaltato Piastrelle ceramiche ottenute per pressatura, di formato variabile (da meno di 20×20 cmq a lastre di 60×100 cm di lato), non smaltate. Ciclo di fabbricazione: monocottura. Il supporto è greificato (l’assorbimento d’acqua è inferiore a 0.5%). Prodotto colorato “in pasta”, con possibilità di realizzare diverse tessiture cromatiche. La superficie può essere ulteriormente lavorata in stabilimento: ad esempio, levigata, lappata etc. 4. Grès porcellanato smaltato Piastrelle ceramiche ottenute per pressatura, di formato variabile (da meno di 20×20 cm a lastre di 60-100 cm di lato), smaltate. Ciclo di fabbricazione: monocottura (con applicazione di smalto su supporto essiccato). Il supporto è greificato (l’assorbimento d’acqua è inferiore a 0,5%). 5. Altri Clinker: piastrelle ottenute per estrusione, a partire da impasti di diverse materie preparati in stabilimento. Sono a supporto generalmente greificato, e possono essere smaltate oppure non smaltate. Cotto: piastrelle ottenute per estrusione, a partire da un impasto naturale di argille ed altre rocce, che conferiscono al prodotto il tipico colore rosso. Il cotto ha supporto poroso, ed è generalmente non smaltato.
Per quel che riguarda la classificazione secondo le norme, le piastrelle vengono suddivise in nove gruppi come mostrato nella tabella n.2.

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Tabella 2

La produzione delle aziende del comparto in esame si caratterizza per una diversificazione fondamentale: prodotto “finito” e prodotto “ semilavorato”. Il prodotto “finito”consiste nella piastrella ceramica utilizzata in edilizia per il rivestimento di pavimenti e pareti dei vari ambienti, mentre il semilavoro rappresenta un prodotto che ha raggiunto un livello di lavorazione intermedio ed è destinato ad essere sottoposto ad ulteriori lavorazioni in altre unità produttive.

Questi prodotti, che hanno concluso il processo di lavorazione, sono perciò acquistati da altre aziende che li utilizzano per fabbricare l’elemento finale e si distinguono in:
1. Polveri atomizzate (monocottura, grès porcellanato) – sono il prodotto della fase di “Preparazione impasti” – come semilavorato per la successiva fase di pressatura. 2. Biscotto – supporto cotto destinato alla smaltatura. 3. Fritte – sono materiali vetrosi usati come costituenti degli smalti e rappresentano il prodotto dei forni fusori. 4. Smalti – sono sospensioni acquose ( con tenore d’acqua dell’ordine del 40%) di polveri finemente macinate di miscele fritte, sabbia silicea, caolino ed altri componenti.

Mostra del 59° Premio Faenza: la ceramica si innova 

INFO

Titolo: 59° Premio Faenza, mostra del 59° Concorso Internazionale delle ceramica d’arte
Contemporanea
Dove: Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza, viale Baccarini 19
Cura: Claudia Casali
Inaugurazione: 26 giugno, ore 18.30
Quando: 27 giugno 2015 ‐ 24 gennaio 2016
Apertura: mar‐dom 10‐19
Ingresso: 8 euro, ridotto 5 euro
Info: 0546 697311, micfaenza.org

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130 opere in ceramica provenienti da tutto il mondo saranno in mostra al Museo Internazionale
delle Ceramiche in Faenza dal 27 giugno a 24 gennaio 2016. Sono le opere selezionate al 59esima
edizione del Concorso Internazionale della Ceramica d’Arte Contemporanea, tra i più importanti e
longevi del mondo.
Il Premio Faenza, istituito nel 1938, è da allora sismografo delle declinazioni contemporanee della
scultura ceramica, ma anche del design. Negli anni ha visto la partecipazione di artisti come Lucio
Fontana, Angelo Biancini, Guido Gambone, Leoncillo Leonardi, Pietro Melandri, Carlo Zauli ‐ e
stranieri – come Eduard Chapallaz, Sueharu Fukami ‐ che hanno fatto, non solo la storia della
ceramica del XX secolo, ma anche quella della scultura e della pittura del Novecento.
“Constato con piacere e devo dire con orgoglio che la partecipazione a questa edizione del Premio
Faenza è stata elevatissima, oltre 1300 opere ‐ commenta il Presidente Pier Antonio Rivola‐ una
grande dimostrazione di fiducia verso il concorso d’arte ceramica più longevo in ambito
internazionale”.
Quest’anno hanno partecipato artisti di grande spessore che affrontano il materiale ceramico
secondo un approccio artistico che si avvicina sempre più a una sensibilità prettamente di ricerca.
L’innovazione, la commistione dei materiali, l’attenzione ai temi, alle estetiche e ai temi
contemporanei sono stati i criteri che hanno guidato la giuria (composta da Claudia Casali,
Direttore del Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza, Monika Gass, Direttore del
Keramikmuseum, Westerwald, Höhr‐Grenzhausen, Germania; Grant Gibson, Direttore del Crafts
Council Magazine, Gran Bretagna, e Daniela Lotta, storica dell’Arte e del Design, docente ISIA di
Faenza) prima alla selezione dei partecipanti alla mostra, poi alla assegnazione dei premi.
“Le opere selezionate stanno a dimostrare una varia complessa realtà, frutto di ricerche,
formazioni e percorsi diversi, tutti, nel loro personalissimo equilibrio, di altissimo livello. –
commenta Claudia Casali ‐ Come ho più volte sottolineato la ceramica oggi sta vivendo, almeno in
Italia, un momento favorevole di attenzione critica e di grande innovazione, grazie all’apporto di
nuove energie e di nuove possibilità espositive legate anche al complesso sistema dell’arte
contemporanea”.
Così Silvia Celeste Calcagno, la vincitrice del 59° Premio per la sezione over 40 ‐ offerto dalla
Fondazione Banca del Monte e Cassa di Risparmio di Faenza ‐ ha scelto di utilizzare l’argilla, un
materiale appartenente alla tradizione, per realizzare le sue installazioni che invece appartengono prettamente ad un linguaggio contemporaneo. L’opera vincitrice Interno 8 – La fleur coupè unisce
ceramica, fotografia e sonoro secondo una poetica che l’artista porta avanti da alcuni anni.Una
ricerca sul femminile che è un lavoro intimo, quasi psicanalitico, e si concretizza in immagini
impresse su grés e ceramica che compongono figure di corpi, come in un mosaico d’identità e
forme del sentire.
Il premio under 40 ‐ sempre offerto dalla Fondazione Banca del Monte e Cassa di Risparmio di
Faenza ‐ è diviso ex aequo tra l’austriaca Helene Kirchmair e lo statunitense Thomas Stollar. Con
Bobbles la Kirchmair riproduce, attraverso una tecnica innovativa di ingobbio, forme a prima vista
sembrano comunissime come vasi e ciotole, che in secondo momento rivelano la propria
appartenenza al mondo microrganico delle muffe e batteri.
Thomas Stollar, con il suo 1900 steps#2, traduce in ceramica, un percorso fisico che è anche un
percorso introspettivo. Un’opera plastico performativa che è un chiaro debito all’Arte Povera
italiana.
Infine il terzo premio, quello Cersaie, riservato a ricerche più legate al design, va all’inglese
Nicholas Lees con Four Leaning Vessels. Quattro vasi che, con una perizia tecnica stupefacente,
vengono trasformati quasi in opere di optical art ingannando la percezione fino a simularne un
movimento.
Come già accadde nella precedente edizione, gli artisti premiati saranno ospiti di Officine Saffi,
Milano per una residenza d’artista a cui seguirà una mostra personale.

Le altre menzioni

‐ Premio d’onore della Presidenza del Senato della Repubblica all’artista belga Yves Malfliet, con
l’opera “Somewhere…over the mountain”.

‐ Premio d’onore della Presidenza della Camera dei Deputati all’artista statunitense Kathy
Ruttenberg con l’opera “Lost at Sea”.

‐ Premio della Presidenza della Regione Emilia‐Romagna all’artista belga Ann Van Hoey per l’opera
“The Earthenware Ferrari”.

‐ Premio della Presidenza dell’Assemblea Legislativa della Regione Emilia‐Romagna all’artista
italiana Chiara Lecca con l’opera “Triptych of true fake marble”.

‐ Premio Monica Biserni all’artista ungherese Simon Zsolt József con l’opera “Spherical Atlas”.

‐ Premio in memoria di Eleuterio Ignazi all’artista svizzera Marie‐Laure Gobat‐Bouchat, con l’opera
“Ecorces Vives”.

‐ Premio del Rotary Club di Faenza agli artisti tedeschi Monika J. Schoedel‐Mueller & Werner B.
Nowka con l’opera “Blossoms and leaves ‐ Blüten und Blätter”

‐Premio del Lions Club Faenza Host all’artista turca Omur Tokgoz, con l’opera “Relativity 2”

‐ Premio in memoria di Valter Dal Pane, riservato ai nuovi talenti, all’artista italiano Giulio
Mannino con l’opera “Sol 6272 Hz”.
‐Medaglia della rivistaD’A,riservato al più giovane partecipante, all’artista russa Irina
Razumovskaya con l’opera “Balance.

‐ Menzione d’onore – medaglia d’oro del Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza per gli
importanti risultati raggiunti nel suo percorso artistico all’artista finlandese Erna Aaltonen con
l’opera “Noki”.

Tutti i finalisti
Johanna Aaspollu – Estonia, Toshiro Aki – Japan, Kunihiro Akinaga – Japan, Nikki Renee Anderson ‐
United State, Leah Anderson ‐ United State, Francesco Ardini – Italia, Christine Aschwanden –
Swiss, Canbora Bayraktar – Turkey, Francesco Carone – Italia, Sara Dario – Italia, Marion Delarue‐
France, Giorgio Di Palma‐ Italia, Andrási Edina – Hungary, Mohamed El Abd‐ Egypt, Ricardo Escobar
– Colombia, Antonio Fois – Italia, Luca Freschi – Italia, Corinna Petra Friedrich – Germany, Yuri
Fukuoka – Japan, Eluned Glyn ‐ United Kingdom, Marie‐Laure Gobat‐Bouchat – Swiss, Pinar
Guzelgun – Turkey, Heidi Hentze – Denmark, Eduardo Herrera – Argentine, Eszter Imre – Hungary,
Kim Jihae – Korea, Kiho Kang‐ Korea, Elvira Keller – Italia, Sangwoo Kim – Korea, Satoshi Kino –
Japan, Helene Kirchmair – Austria, Luca Lanzi – Italia, Chiara Lecca – Italia, Miki Lin – Japan, Giulio
Mannino – Italia, Davide Monaldi – Italia, Kanjiro Moriyama – Japan, Lorenzo Paganelli – Italia,
Alicja Patanowska – Poland, Eva Pelechová ‐ Czech Republic, Luana Perilli – Italia, Paolo Polloniato
– Italia, Anne Drew Potter ‐ United State, Sarah Pschorn – Germany, Irina Razumovskaya – Russia,
Hasan Şahbaz – Turkey, Andrea Salvatori – Italia, Vivien Schneider‐Siemssen – Austria, Tatsuma
Segawa – Japan, Thomas Stollar ‐ United State, Shinya Tanoue – Japan, Luca Trevisani – Italia,
Mattia Vernocchi – Italia, Maria Volokhova – Germany, Saya Yamaguchi – Japan, Xu Ying – China,
Ismet Yuksel – Turkey, Erna Aaltonen – Finland, Carolina Raquel Antich – Italia, Salvatore Arancio –
Italia, Leonardo Bartolini – Italia, Nicola Boccini – Italia, Fosca Boggi – Italia, Jill Bryars ‐ United
Kingdom, Vincenzo Cabiati – Italia, Silvia Celeste Calcagno – Italia, Robert Carzedda – Italia, Elisa
Confortini – Italia, Terry Davies ‐ United Kingdom, Monika Debus – Germany, Annette Defoort –
Belgium, Mirco Denicolò – Italia, Simcha Even‐Chen – Israel, Ule Ewelt – Germany, Marino Ficola –
Italia, Carolyn Genders ‐ United Kingdom, Mária Geszler‐Garzuly – Hungary, Silvia Granata – Italia,
Monika Anna Grycko – Poland, Malene Hartmann Rasmussen – Denmark, Christoph & Ines
Hasenberg – Germany, Doug Herren ‐ United State, Ana Cecilia Hillar – Argentine, Jane King ‐
United Kingdom, Nikola Knezevic – Serbia, Chie Kobayashi – Japan, Sanda Kürbus‐Zore – Slovenia,
Luciano Laghi – Italia, Lut Laleman – Belgium, Tony Lattimer ‐ United Kingdom, Nicholas Lees ‐
United Kingdom, Frank Louis – Germany, Yves Malfliet – Belgium, Crispin McNally ‐ United
Kingdom, Martin McWilliam ‐ United Kingdom, Fabien Mérillon – France, Satou Norikatsu – Japan,
Martha Eugenia Pachon Rodrìguez – Colombia, Marta Palmieri – Italia, Fiorenza Pancino – Italia,
Eleni Papalexi – Greece, Monika Patuszynska – Poland, Bianca Piva – Italia, Antó (Antonia Campi,
Antonella Ravagli) – Italia, Giuliana Reggi – Italia, Chiara Ricardi – Italia, Anima Roos – Belgium,
Stephanie Marie Roos – Germany, Jochen Rueth – Germany, Kathy Ruttenberg ‐ United State,
Gabriella Sacchi – Italia, Hiroshi Sakai – Japan, Livio Scarpella – Italia, Catherine Schmid‐Maybach ‐
United State, Nathalie Schnider‐Lang – Swiss, Monika J. and Werner B. Schoedel‐Mueller & Nowka
– Germany, Nataša Sedej – Slovenia, Imke Splittgerber – Germany, Enrico Stropparo – Italia,
M.Gökhan Taskin – Nederland, Omur Tokgoz – Turkey, Anne Türn – Estonia, Ann Van Hoey –
Belgium, Chris Vester – Germany, Andris Vezis – Lettonia, Vilma Villaverde – Argentine, Velimir
Vukicevic – Serbia, Fabienne Withofs – Belgium, Bayrak Yesim – Turkey, Simon Zsolt József –
Hungary.

Patrocini: Regione Emilia Romagna, Assemblea Legislativa della Regione Emilia Romagna,
Provincia di Ravenna, Comune di Faenza, ICOM Italia

Sponsor ufficiale: Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna

I premi sono erogati da Fondazione Banca del Monte e Cassa di Risparmio di Faenza e Cersaie

Con il contributo di: Banca di Romagna‐ Gruppo Cassa di Risparmio di Cesena e Regione Emilia‐
Romagna

Con il supporto di: Caviro

Media Partner: Publisole

Ufficio Stampa
Stefania Mazzotti
Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza
Viale Baccarini 19, Faenza (Ra)
339 1228409, ufficio [email protected]

ARCANGELO. FARE CORPO, FARE LUOGO

Info: 

Milano, Officine Saffi (Via A. Saffi, 7)

19/02 – 17/04 2015

AA16-4

 

Curata da Laura Borghi, la mostra presenta dodici opere in ceramica inedite dell’artista campano, appositamente create da Officine Saffi Lab, in una stimolante convergenza tra lo spazio creativo e quello espositivo. Titola Le Case degli Irpini la serie di nuovi lavori prodotti da Arcangelo nella factory milanese, naturale evoluzione di un processo di riflessione sulla materia e sul concetto di tradizione che l’artista persegue fin dagli Anni Ottanta. Arcangelo fa proprie culture vicine e lontane, appropriandosi dell’immaginario della casa come feticcio, scrigno simbolico dove si raccolgono affetti e intimità.

I referenti di questi lavori sono le arcaiche culture dell’Italia preromana, così come era stato per la serie dei Sanniti; ma anche le più antiche e misteriose popolazioni dell’Africa, come accaduto per il progetto sui Dogon. È così allora che Le Case degli Irpini diventano case ideali e comuni, fuori dal tempo e dallo spazio, nel riferimento ad una terra che è al tempo stesso materia da plasmare e immagine materna, quasi uterina.

Autore che spazia indifferentemente dall’arte pittorica a quella plastica, Arcangelo incontra la scultura negli anni Ottanta, frequentando i corsi di Ernesto Rossetti all’Accademia di Belle Arti di Roma e diplomandosi con Emilio Greco. Nella capitale frequenta l’ambiente accademico e i maestri della scultura italiana, sente vicine a sé figure come lo scultore napoletano Augusto Perez e contemporaneamente le correnti delle nuove generazioni in pittura.

Proprio in quegli anni nascono opere come Coltivazione di granturco o gli Altari che dimostrano la sua inclinazione a concepire l’identità specifica del luogo e l’aura sacrale delle forme appena manipolate. La stessa aura sacrale che si leggeva anche negli anni novanta nelle Montagne sante e nei Miracoli, in un percorso che si è esteso fino agli inizi del XXI secolo con le Anfore e gli Orti.

In questo suo itinerario, non vanno dimenticati gli allestimenti di mostre come Sarcofago, anfore, tappeti persiani alla Galleria Lorenzelli nel 2000, e Da terra mia da Marcorossi Artecontemporanea nel 2013, per il rapporto tra forme plastiche e superfici pittoriche.

“Nella serie di pezzi recenti – scrive Flaminio Gualdoni – è davvero un fare corpo, quello di Arcangelo, e insieme un fare luogo. È materia colore, aspra e fisicamente assertiva, che s’impregna e s’incrosta di sovrapposizioni di colore portato, come per amplificazione sensibile e sottile contraddizione. Trent’anni fa i suoi lavori s’intitolavano ‘Terra mia’. Ora, quell’idea antropologica e biografica di terra è tutta implicata in questa materia, e nel senso potente che emana dai corpi che ne scaturiscono”.

Fonte: CLICCA QUI

Concorso Internazionale della Ceramica d’Arte Contemporanea – Premio Faenza

INFO:

Iscrizione QUI

Scadenza: SCADUTO

Senza nome20150923110532
59° PREMIO FAENZA CONCORSO INTERNAZIONALE DELLA CERAMICA D’ARTE CONTEMPORANEA – 2015
DISCIPLINARE DI PARTECIPAZIONE
Partecipazione Il Concorso Internazionale della Ceramica d’Arte Contemporanea è organizzato dalla Fondazione Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza onlus (di seguito denominata Fondazione MIC) ed è aperto ad artisti singoli o associati senza alcun vincolo tematico e senza alcun vincolo di età. È obbligatoria la presentazione di un documento di identità. Per i lavori collettivi, gli artisti devono indicare un solo nominativo che agisca come loro rappresentante in ogni fase del Concorso. La partecipazione può essere organizzata anche a cura di Ministeri, Enti Culturali, Associazioni o altri. Ogni concorrente può presentare un massimo di tre opere di dimensione massima 3 m³ ciascuna. È ammessa l’esecuzione con qualsiasi tecnica ceramica. Le opere possono prevedere l’utilizzo di altri materiali se pur in modo non prevalente. È fatto obbligo agli artisti di dichiarare che si tratta di opere di loro proprietà, realizzate negli ultimi due anni e non presentate ad altri concorsi. Qualora risulti che manchino questi requisiti, la Giuria e la Fondazione MIC si riservano la facoltà di escludere l’opera dall’esposizione e, in caso di premio, di annullare l’assegnazione del premio stesso.
Gli artisti premiati al 58° Concorso (Premio Faenza e Premio Cersaie) non possono partecipare a questa edizione.
Il Concorso è suddiviso in due sezioni distinte: una riservata agli artisti al di sotto dei 40 d’età (al 31 dicembre 2014), l’altra riservata agli artisti di età superiore a 40 anni. La partecipazione è libera e soggetta al pagamento di una quota di euro 20 per spese amministrative solo per la categoria “over 40”. La Giuria, nel formulare il giudizio di merito per l’ammissibilità alla fase finale del Concorso, potrà avere accesso ai curricula degli iscritti. L’iscrizione al Concorso implica l’accettazione del presente Bando.
Modalità La domanda dovrà obbligatoriamente essere registrata via web entro il 24 novembre 2014 Alla pagina www.micfaenza.org nella sezione dedicata al Concorso Internazionale www.micfaenza.org/it/iscrizione-concorso/ > iscrizioni in lingua Italiana www.micfaenza.org/en/competition-subscription/ > iscrizioni in lingua inglese è presente il Bando di partecipazione al 59° Concorso Internazionale della Ceramica d’Arte Contemporanea – 2015. Ogni utente sarà identificato dall’indirizzo e-mail e dalla password inseriti all’atto dell’iscrizione che consentiranno l’accesso all’area riservata “Premio Faenza”.
Modalità di accesso all’area riservata: all’indirizzo http://www.micfaenza.org/reserved-area/ l’utente troverà i comandi : 1) Modifica i dati di Iscrizione. 2) Inserisci/Modifica le opere presentate al Concorso. Questa area consente l’inserimento delle immagini delle opere tramite tre campi per upload (per ogni singola opera) e delle relative descrizioni (titoli; anno di realizzazione; materia e tecnica; misure, espresse in cm; peso; valore espresso in € (Euro). Le immagini dovranno essere in formato JPG il cui peso non potrà superare 2Mb. 3) Inserisci/Modifica i documenti allegati In quest’area dovranno essere inseriti i documenti necessari alla partecipazione, ovvero: copia di un documento di identità; breve Curriculum Vitae di massimo 20 voci (tra mostre personali, collettive e riconoscimenti); documentazione critica, se presente. I documenti dovranno essere in formato PDF e/o RTF. 4) Verifica e Concludi Iscrizione al Concorso Al termine dell’inserimento dei dati, cliccando sul pulsante Verifica e Concludi iscrizione al Concorso comparirà il riepilogo di tutti i dati inseriti, verificare in questo contesto l’avvenuto pagamento di 20 euro per gli over 40; la pagina si conclude con il pulsante Concludi Iscrizione cliccando sul quale non sarà più possibile modificare i dati inseriti. Si genererà così una e-mail di iscrizione con un file PDF allegato che sarà automaticamente inviata all’artista ed all’indirizzo [email protected] quale conferma dell’avvenuta iscrizione. L’artista riceverà via e-mail una ulteriore conferma di iscrizione da parte della Segreteria Organizzativa. Qualora l’artista incontrasse difficoltà nella gestione ed inserimento dei dati richiesti, è pregato di segnalarlo al seguente indirizzo e-mail: [email protected].
Le immagini delle opere ammesse dovranno essere realizzate in formato professionale HD su sfondo neutro (bianco, nero, grigio) e in formato TIF di dimensioni superiori a 5Mb (300 dpi, base 20 cm), e dovranno essere inviate tramite www.wetransfer.com all’indirizzo [email protected] nominando i file fotografici rispettando la seguente stringa: “Cognome-Nome (dell’artista)-numero di sequenza dell’immagine” (per es. RossiMario-01; Rossi-Mario-02). La qualità fotografica delle opere dovrà essere tale da consentire una visione complessiva chiara e una lettura definita della tridimensionalità, se presente. Il termine ultimo di invio del materiale fotografico per il catalogo è il 15 aprile 2015.
Trattamento dei dati personali Tutti i dati personali del concorrente di cui l’amministrazione della Fondazione MIC sia venuta in possesso in occasione dell’espletamento del procedimento concorsuale saranno utilizzati per lo svolgimento della selezione e per la conseguente ammissione alla fase finale. I dati saranno utilizzati e trattati, sia con procedure tradizionali che informatizzate, nel rispetto del “Codice in materia di protezione dei dati personali” a cura della Fondazione MIC. Come si evince dal contenuto stesso del Bando e dal citato regolamento concorsuale alcuni dati (ad esempio le generalità) sono indispensabili per essere ammessi alla selezione. Altri dati sono funzionali allo snellimento delle procedure. Ai concorrenti che forniscono i loro dati sono riconosciuti i diritti di cui all’art. 7 del D. Lgs 196/2003 della legge italiana. Si informa inoltre che per esercitare i diritti inerenti all’utilizzo ed alla conservazione dei propri dati personali stabiliti dall’art. 2 del citato Codice, l’interessato potrà rivolgersi al Presidente della Fondazione MIC, all’indirizzo indicato in intestazione.
Giuria Claudia Casali, Direttore del Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza, Italia Monika Gass, Direttore del Keramikmuseum Westerwald, Höhr-Grenzhausen, Germania Grant Gibson, Editore, Direttore del Crafts Council Magazine, Gran Bretagna Daniela Lotta, storica dell’Arte e del Design, docente ISIA Faenza, Italia
Segreteria Organizzativa Federica Giacomini, Fondazione MIC, Faenza, Italia [email protected]
Lavori della giuria Selezione di primo grado La giuria, entro il 14 gennaio 2015 procederà alla selezione delle opere da ammettere al Concorso. Le opere ammesse tramite la selezione delle immagini non potranno essere sostituite da altre, pena l’esclusione dalla manifestazione, e dovranno pervenire, in PORTO FRANCO, entro il 20 aprile 2015. L’ammissione al Concorso e le modalità di spedizione saranno comunicate agli artisti via e-mail entro il 30 gennaio 2015.
Selezione di secondo grado Entro il 10 maggio 2015 la Giuria procederà alla visione delle opere inviate e all’aggiudicazione dei Premi. Tutte le opere ammesse al secondo grado saranno esposte in mostra dalla fine di giugno 2015 alla fine di gennaio 2016. Il giudizio della Giuria è inappellabile.
Premi I premi in denaro sono da intendersi al lordo delle ritenute di legge qualora dovute Premio Faenza per artisti over 40 del valore di €15.000,00 offerto dalla Fondazione del Monte e Cassa di Risparmio Faenza Premio Faenza per artisti under 40 del valore di € 10.000,00 offerto dalla Fondazione del Monte e Cassa di Risparmio Faenza Premio Cersaie del valore di € 10.000,00 offerto da Edi.Cer. S.p.a., Sassuolo, da assegnare ad un’opera ispirata alle forme del design. Premio “Monica Biserni” del valore di €1.000,00 riservato ad una giovane artista
Premi d’onore senza contributo in denaro
Tutti gli artisti selezionati riceveranno in omaggio un abbonamento annuale alle riviste “La ceramica in Italia e nel mondo”, “La ceramica moderna e antica” e “D’A”.
Le opere vincitrici dei Premi Faenza e del Premio Cersaie entreranno a far parte delle collezioni del Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza.
Officine Saffi Ospita i vincitori Le opere dei tre artisti premiati con i Premi Faenza e Premio Cersaie e alcune delle opere dei finalisti che verranno selezionate dalla galleria, saranno esposte a Milano presso la sede di Officine Saffi, spazio espositivo specializzato in ceramica d’arte contemporanea.
Officine Saffi offre inoltre ai 3 artisti vincitori l’opportunità di essere ospitati per una residenza d’artista-workshop a Milano a cui seguirà una mostra delle opere realizzate.
Cerimonia di premiazione La cerimonia di premiazione avverrà a Faenza alla fine di giugno 2015.
Catalogo La stampa del catalogo sarà a cura esclusiva della Fondazione MIC alla quale gli artisti cedono tutti i diritti di riproduzione delle opere all’atto stesso della partecipazione. Parimenti gli artisti autorizzano la ripresa fotografica, filmica, televisiva o digitale delle loro opere e gli utilizzi che la Fondazione MIC deciderà al fine della promozione del Concorso (manifesti, cartoline o altro) per altre sue attività culturali. L’elenco delle opere ammesse sarà inserito sul sito web del Museo all’indirizzo: www.micfaenza.org. Agli artisti finalisti sarà riservata una copia del catalogo.
Allestimento L’allestimento espositivo sarà a cura esclusiva della Fondazione MIC. Nel caso di installazioni o di opere che presentino particolare complessità, è richiesto all’artista l’invio di indicazioni che ne illustrino chiaramente le modalità di allestimento direttamente al Responsabile del procedimento, Gian Luigi Trerè (e-mail [email protected] ).
Assicurazioni La Fondazione MIC non provvederà in alcun modo ad assicurare le opere durante il trasporto né all’andata né al ritorno, né durante la movimentazione, l’allestimento e la loro permanenza negli spazi museali e non potrà pertanto essere sottoposta ad azione di rivalsa in caso di sinistro o qualsivoglia danno. Gli artisti potranno provvedere, a loro cura e spese, ad assicurarsi presso una Compagnia di loro gradimento contro tutti i danni che potessero subire le opere durante i trasporti e la permanenza nei locali di mostra. La polizza assicurativa dovrà prevedere specificatamente la rinuncia ad ogni azione di rivalsa nei confronti della Fondazione MIC che non sarà tenuta a risarcire alcun danno subito dalle opere durante l’intero periodo della manifestazione. In assenza di assicurazione, gli artisti dovranno rinunciare ad ogni azione di rivalsa nei confronti della Fondazione MIC per eventuali danni che le opere potranno subire durante i trasporti e per tutto il periodo della manifestazione. Qualora un’opera pervenisse al Concorso in condizioni tali da comprometterne la lettura non verrà esposta.
Spedizione delle opere Ai finalisti saranno inviati i documenti Form A e Form B contenenti le istruzioni per la spedizione delle opere. Al momento della spedizione delle opere ammesse è richiesto il rispetto degli standard minimi di sicurezza nella movimentazione di opere d’arte ceramica, ed in particolare di prestare attenzione alle modalità di imballaggio (è preferibile l’utilizzo di casse in legno con adeguato imballo e sottoposte a preventiva fumigazione), nonché di attenersi strettamente alle direttive internazionali in merito al transito doganale per le opere in arrivo da Paesi extra CEE. Per queste ultime è obbligatorio seguire le disposizioni dello spedizioniere ufficiale della
manifestazione. Le opere spedite via posta o al di fuori delle modalità richieste saranno respinte. Tutte le spese di trasporto sono a carico dei proprietari. Tutte le opere devono obbligatoriamente essere inviate in PORTO FRANCO. Per la spedizione, movimentazione e riconsegna dei pezzi si prega di fare riferimento al Responsabile del procedimento, Gian Luigi Trerè (email: [email protected])
Riconsegna delle opere Prima di avviare le procedure di riconsegna delle opere, lo spedizioniere ufficiale fornirà a tutti i partecipanti un preventivo della rispedizione delle opere. Nel caso di riconsegna, la Fondazione MIC provvederà, per le opere provenienti dall’Italia, all’imballaggio e alla spedizione con spese a carico del destinatario e, per le opere provenienti da altri paesi, all’imballaggio, alle operazioni doganali previste dalle leggi italiane e alle spese di trasporto fino al confine italiano nella via di ritorno. Oltre il confine italiano, tutte le spese saranno a carico del destinatario. La segnalazione relativa alla volontà di donare l’opera potrà essere effettuata solo dopo l’ammissione alla fase finale del Concorso e comunicata alla Direzione del Museo (email: [email protected]) entro il 31 ottobre 2015. La Fondazione MIC si riserva comunque la facoltà di accettare o meno le donazioni. Nel caso di donazione o rinuncia alla restituzione di opere la Fondazione MIC potrà disporne secondo i fini che giudicherà più opportuni.
Lingue ufficiali Italiano, Inglese
Organizzazione Fondazione MIC Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza – Onlus, Via Campidori, 2 – 48018 Faenza (Ra) Italia Sito web: www.micfaenza.org
Direzione Claudia Casali (e-mail: [email protected])
Informazioni e segreteria organizzativa Federica Giacomini (e-mail: [email protected], tel. +39/0546.697315)
Assistenza informatica Elisabetta Alpi (e-mail: [email protected])
Archivio fotografico Elena Giacometti (e-mail: [email protected])
Allestimento e movimentazione delle opere Gian Luigi Trerè (e-mail: [email protected], tel. +39/0546.697320)
Ospitalità e inaugurazione Monica Gori (e-mail: [email protected], tel. +39/0546.697322