ARCANGELO. FARE CORPO, FARE LUOGO

Info: 

Milano, Officine Saffi (Via A. Saffi, 7)

19/02 – 17/04 2015

AA16-4

 

Curata da Laura Borghi, la mostra presenta dodici opere in ceramica inedite dell’artista campano, appositamente create da Officine Saffi Lab, in una stimolante convergenza tra lo spazio creativo e quello espositivo. Titola Le Case degli Irpini la serie di nuovi lavori prodotti da Arcangelo nella factory milanese, naturale evoluzione di un processo di riflessione sulla materia e sul concetto di tradizione che l’artista persegue fin dagli Anni Ottanta. Arcangelo fa proprie culture vicine e lontane, appropriandosi dell’immaginario della casa come feticcio, scrigno simbolico dove si raccolgono affetti e intimità.

I referenti di questi lavori sono le arcaiche culture dell’Italia preromana, così come era stato per la serie dei Sanniti; ma anche le più antiche e misteriose popolazioni dell’Africa, come accaduto per il progetto sui Dogon. È così allora che Le Case degli Irpini diventano case ideali e comuni, fuori dal tempo e dallo spazio, nel riferimento ad una terra che è al tempo stesso materia da plasmare e immagine materna, quasi uterina.

Autore che spazia indifferentemente dall’arte pittorica a quella plastica, Arcangelo incontra la scultura negli anni Ottanta, frequentando i corsi di Ernesto Rossetti all’Accademia di Belle Arti di Roma e diplomandosi con Emilio Greco. Nella capitale frequenta l’ambiente accademico e i maestri della scultura italiana, sente vicine a sé figure come lo scultore napoletano Augusto Perez e contemporaneamente le correnti delle nuove generazioni in pittura.

Proprio in quegli anni nascono opere come Coltivazione di granturco o gli Altari che dimostrano la sua inclinazione a concepire l’identità specifica del luogo e l’aura sacrale delle forme appena manipolate. La stessa aura sacrale che si leggeva anche negli anni novanta nelle Montagne sante e nei Miracoli, in un percorso che si è esteso fino agli inizi del XXI secolo con le Anfore e gli Orti.

In questo suo itinerario, non vanno dimenticati gli allestimenti di mostre come Sarcofago, anfore, tappeti persiani alla Galleria Lorenzelli nel 2000, e Da terra mia da Marcorossi Artecontemporanea nel 2013, per il rapporto tra forme plastiche e superfici pittoriche.

“Nella serie di pezzi recenti – scrive Flaminio Gualdoni – è davvero un fare corpo, quello di Arcangelo, e insieme un fare luogo. È materia colore, aspra e fisicamente assertiva, che s’impregna e s’incrosta di sovrapposizioni di colore portato, come per amplificazione sensibile e sottile contraddizione. Trent’anni fa i suoi lavori s’intitolavano ‘Terra mia’. Ora, quell’idea antropologica e biografica di terra è tutta implicata in questa materia, e nel senso potente che emana dai corpi che ne scaturiscono”.

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