Abitare Il Tempo

INFO:

 Verona (Italy) – September 30 / October 3, 2015 – www.abitareiltempo.it 

abitare_logo

L’edizione 2015 ospita industrie del design, piccole e medie aziende sartoriali, laboratori di alto artigianato del settore arredo, realtà fortemente orientate al contract e ai progetti su misura.

 

Un’offerta trasversale al mondo dell’arredo, ampia e qualificata. Una vetrina espositiva in grado di dare visibilità a realtà produttive impegnate nella ricerca di materiali innovativi.

 

Abitare il Tempo ha l’obiettivo di favorire l’incoming internazionale e il business networking.
Ciò avviene attraverso una ricca agenda di incontri b2b, workshop aziendali, eventi internazionali.

Cersaie – SALONE INTERNAZIONALE DELLA CERAMICA PER L’ARCHITETTURA E DELL’ARREDOBAGNO

INFO:
Bologna – Italia
28 Settembre – 2 Ottobre 2015
Promosso da Confindustria Ceramica
Organizzato da Edi.Cer. spa – P.I.00853700367
In collaborazione con BolognaFiere

cersaie_home

Il primo itinerario turistico attraverso le eccellenze industriali e culturali del Distretto Ceramico situato fra le Province di Modena e Reggio Emilia

 

Cersaie, la più grande manifestazione fieristica al mondo per la ceramica e l’arredobagno, ed Expo – l’appuntamento che vede la partecipazione di oltre 150 Padiglioni nazionale e tematici nell’area di Rho Pero, hanno un punto di contatto nel distretto della ceramica. Infatti, tra le iniziative organizzate in occasione di EXPO 2015 per la promozione del territorio del Distretto Ceramico di Sassuolo è nato il tour di CeramicLand, il primo progetto di turismo industriale legato alla produzione ceramica fra le province di Modena e Reggio Emilia. Il progetto promosso dai sette Comuni del Distretto (Casalgrande, Castellarano, Fiorano Modenese, Formigine, Maranello, Sassuolo e Scandiano),  Confindustria Ceramica e realizzato con il contributo della Regione Emilia-Romagna, vede coinvolti e numerose aziende che hanno dato la propria disponibilità per mostrare ai visitatori quello che è il parco tecnologico e scientifico che sta dietro la produzione ceramica italiana.
I visitatori potranno infatti accedere ai laboratori e alle aziende per conoscere la genesi del prodotto in tutti i suoi aspetti, dalla produzione agli showroom e per scoprire in modo approfondito il più sofisticato prodotto ceramico del Made in Italy, riconosciuto e venduto in tutto il mondo per la sua bellezza e qualità. Le aziende che hanno aderito al progetto sono Casalgrande Padana, Ceramiche Coem, Edimax Ceramiche, Florim, Marazzi Group, Laminam, Marca Corona 1741, Tecnografica, Stylgraph e System.

 

I tour di CeramicLand sono iniziati il 1° maggio e, con una cadenza di due a settimana, si concluderanno il 31 ottobre. I tour si svolgono il mercoledì e il venerdì pomeriggio con partenza alle ore 13:00 da Maranello e alle ore 13:30 dal Sassuolo Terminal situato in via Radici in Piano davanti alla Stazione per Reggio Emilia.

 

La combinazione fra cultura artistica ed industriale, genuinità e propensione al buon vivere, luoghi storici e naturali porta ogni itinerario di CeramicLand a prevedere la visita guidata a due realtà industriali del territorio e si conclude con una tappa legata al benessere e alla cultura. Fra queste ultime, la scelta è caduta sulle eccellenze presenti nei Comuni aderenti: il Palazzo Ducale di Sassuolo, le Salse di Nirano, il Castello Museo di Spezzano, la Rocca dei Boiardo a Scandiano, il Casello Osteria Vecchia a Casalgrande, la Rocchetta di Castellarano, il Castello di Formigine e le Terme della Salvarola, a cui fa riferimento un apposito “Club di Prodotto”. La durata di ogni tour è di circa 4 ore.

 

Per maggiori informazioni è possibile consultare il sito internet www.ceramicland.it mentre le prenotazioni sono gestite dalle Agenzie Turistiche ModenaTur di Modena, SnackTravel di Castelfranco Emilia e Itinere di Reggio Emilia, partner ufficiali di CeramicLand Tour.

 

Ufficio Stampa Cersaie – 6 agosto 2015 – pressoffice@cersaie.it

JAPANESE CERAMIC ART IN MILAN 2016

INFO:

 Officine Saffi Via A.Saffi, 7 | 20123 Milano Tel. +39 02 36 68 56 96Fax +39 02 36 59 74 4

Artist: Yasuhisa Kohyama, Title: Suenomo, Grey/Black

Artist: Yasuhisa Kohyama, Title: Suenomo, Grey/Black

DAL 14 GENNAIO 2016 AL 31 MARZO 2016

La mostra offre uno spaccato sull’arte ceramica contemporanea giapponese presentando le opere di Keiji Ito, Yasuhisa Kohyama,Ken Mihara, Kazuhito Nagasawa e Shingo Takeuchi.

Fonte: QUI

MOSTRA ARTIST IN RESIDENCE – Ottobre 2015

INFO:

Milano, Officine Saffi (Via A. Saffi, 7)
1 ottobre – 30 ottobre 2015
Inaugurazione : 1 ottobre ore 18.30

Orari: dal lunedì al venerdì 10,00 -18,30. Sabato 11,00 – 18,00. Domenica su appuntamento.

Ingresso libero

Info per il pubblico
Tel.: +39 02 36 68 56 96
e-mail: info@officinesaffi.com
www.officinesaffi.com

untitled

Inaugura a Milano la mostra con le opere realizzate nel laboratorio di Officine Saffi dai vincitori della 58° edizione del Premio Faenza.
Ljubica Jocic Knezevic, Nero/Alessandro Neretti e Päivi Rintaniemi.

DETTAGLI

È il maggiore riconoscimento internazionale per chi lavora nella ceramica d’arte: istituito formalmente nel 1932, il Premio Faenza è un punto di riferimento su scala globale, cresciuto negli ultimi anni grazie al lavoro del MIC – Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza. Un lavoro che si è recentemente amplificato nella collaborazione con Officine Saffi, l’unico spazio che a Milano tratta in modo esclusivo proprio la ceramica d’arte. Un rapporto che conduce, dal 1 al 30 ottobre 2015, alla mostra Artist in Residence: ad essere esposto è il frutto del periodo di residenza che i tre vincitori della 58esima edizione del premio (nel 2014) hanno passato nei laboratori milanesi.

In mostra i lavori di Päivi Rintaniemi (Finlandia, 1956), vincitrice nella sezione Over 40; di Nero, al secolo Alessandro Neretti (Italia, 1980), a cui è andato il riconoscimento nella sezione Under 40; e di Ljubica Jocić Knežević (Serbia, 1973), insignita del Premio CERSAIE, riservato a progetti che trattano in modo originale e innovativo l’elemento base della piastrella.

Nelle settimane di lavoro negli spazi di Officine Saffi i tre artisti hanno elaborato progetti inediti, partendo dal segno che contraddistingue i rispettivi percorsi creativi e che ha trovato riconoscimento da parte della giuria del Premio Faenza. Rintaniemi si muove nel solco di una sintesi poetica tra forme arcaiche e design minimalista: i suoi contenitori, quasi ampolle di natura uterina, spezzano la propria sinuosa e armonica presenza nello spazio con increspature dinamiche di grande forza espressiva.

Nero / Alessandro Neretti conduce un coerente percorso nel campo di quella che lui stesso definisce arte post-reale, affrontando un articolato processo che lo porta ad analizzare e visualizzare attraverso l’arte fenomeni socio-economici di portata locale e globale.Jocić Knežević rivolge invece la propria attenzione al controllo della forma e dei materiali, lavorando nel campo di un’astrazione che sembra alludere a elementi biodinamici, evoluti in soluzioni di raffinata eleganza.
Artist in Residence
Päivi Rintaniemi | Nero /Alessandro Neretti | Ljubica Jocić Knežević

Milano, Officine Saffi (Via A. Saffi, 7)
1 ottobre – 30 ottobre 2015
Inaugurazione : 1 ottobre ore 18.30

Orari: dal lunedì al venerdì 10,00 -18,30. Sabato 11,00 – 18,00. Domenica su appuntamento.

Ingresso libero

Info per il pubblico
Tel.: +39 02 36 68 56 96
e-mail: info@officinesaffi.com
www.officinesaffi.com
UFFICIO STAMPA
CLP Relazioni Pubbliche

Francesco Sala – Tel. +39 02 36 755 700
e-mail: francesco.sala@clponline.it
www.clponline.it
Comunicato stampa e immagini su www.clponline.it

Mostra di Federico Bonaldi: La magia del racconto

INFO:

Luogo: Musei Civici, Bassano del Grappa / Museo Civico della Ceramica, Nove
Tel: 0424.519901 – E-Mail info:arte@comune.bassano.vi.it  

Sito web:www.museibassano.it

federico-bonaldi-600

Parliamo di ceramica, ma allontaniamo da noi l’immagine del servizio buono della mamma o la damina di porcellana nel tinello del nonno, i piatti popolari che squillano in una vecchia trattoria. Meglio accantonare qualsiasi stereotipo legato alla modellazione della terra.
Con Federico Bonaldi stiamo per entrare nella quarta dimensione della ceramica.

A prima vista stupiscono i suoi fantasiosi “cuchi”, ovvero i fischietti in terracotta dipinta. Al Museo della Ceramica di Nove ne arrivano in mostra più di duecento, l’uno diverso dall’altro, molti bizzarri, alcuni irriverenti, tutti coloratissimi e sorprendenti, ma sempre espressione di modi popolareschi che possono citare una secolare serie di precedenti.

La forte, autentica personalità artistica di Federico Bonaldi diventa realtà assolutamente evidente ai Civici Musei di Bassano del Grappa, mostrandolo artista capace di affrontare le estetiche dei movimenti artistici di avanguardia di primo Novecento e di rielaborarle in un linguaggio personale, travagliato dalle vicende dei decenni successivi.

Il secondo conflitto mondiale, la guerra fredda, il boom italiano, gli anni di piombo: tutte le ansie, le contraddizioni, le tensioni del secondo dopoguerra trovano espressione nelle opere proposte in questa prima, organica retrospettiva dedicata ad una figura di grande artista, ancor prima che ceramista.
Ecco allora i mostri, il lato oscuro dell’identità umana, nelle più varie dimensioni: caricature di un potere arrogante, motteggi ad una cultura vanagloriosa, sberleffi per una ricchezza stupida, esorcismi contro la prevaricazione. Al tempo stesso c’è spazio anche per i momenti di lirismo puro, riservati al mondo degli affetti intimi ed autentici, ai luoghi delle origini, delle radici familiari.

Riconoscimenti ufficiali sono stati conferiti a Bonaldi in quantità, come molti e importanti sono stati i tributi internazionali a lui dedicati: tre Biennali, decine di prestigiosi riconoscimenti, un Premio Cultura, e così pure la lista delle personali e delle collettive arriva fino ai giorni nostri, con la grande rassegna tuttora in corso alla Galleria d’Arte Moderna di Roma.

Nel suo laboratorio creativo in riva al Brenta, nel cuore della sua Bassano, ha continuato a cercare forme sempre nuove, a seguire un suo filo di ricerca, considerando superfluo ciò che la critica e il mercato nel frattempo riconoscevano e richiedevano.
L’ “importante è conoscere se stessi, prima di tutto, ed essere sinceri senza tenere il giudizio degli altri. Bisogna essere onesti fino in fondo”. Per altro, il guardarsi dentro non significa per Bonaldi escludersi dal mondo. Lo testimoniano la passione politica e culturale, la diretta militanza in diverse situazioni.

Come un alchimista della conoscenza, Bonaldi si è incessantemente impegnato a amalgamare nelle sue creazioni gli elementi delle più disparate culture e tradizioni di cui era appassionato cultore: dai bestiari medievali alla Cabala ebraica, dalla mitologia andina alla religiosità barocca, dalle iconografie Pop alle immagini paleolitiche.
“Il linguaggio così elaborato – annota Giuliana Ericani – trova spazio nella grafica, come momento preliminare di progetto e consuntivo di sintesi e si materializza nella ceramica e nella scultura di grandi dimensioni o minuta come avviene nei fischietti”
A dare magia alle sue creature, si trattasse di piccoli cuchi o di grandi sculture in ceramica o di incisioni di traduzione remondiniana, contribuiva il baluginare della luce riflessa dentro la sua Fucina creativa dalle acque del Brenta.

Per questa retrospettiva, molto attesa, i curatori hanno scelto di accompagnare il visitatore dentro il processo creativo di Bonaldi.
La mostra si dipana lungo Le cinque Stanze della Creazione, ovvero in cinque sezioni che richiamano lo spirito del Laboratorio bonaldiano. In apertura la produzione iniziale, quella degli anni ’50 e ’60, che rielabora le lezioni dei maestri della Scuola d’Arte di Nove e dell’Accademia di Venezia. Fa seguito la seconda fase, quella del “lavoro felice” coincidente con la scelta di ignorare le dinamiche del mercato dell’arte, per ritirarsi in laboratorio dove lasciare libero spazio alla felicità creativa e dar voce al proprio universo di memorie, ricordi, emozioni, valori umani ed affettivi: La terza sezione è riservata alle Grandi sculture, dove la ceramica dimostra una valenza significativa, lontana da quella di semplice arte minore, capace di reggere il confronto con le opere create in pietra, marmo o bronzo. Un discorso a parte riguarda i Geroglifici – non sai se unità grafiche di un sistema alfabetico o sillabico o ideografico oppure simboli cabalistici – segni che appaiono come grafemi di una inesauribile ironia ma anche moniti da una dimensione arcaica, primitiva, ancestrale, se non addirittura limpidi giochi infantili. L’itinerario si chiude con la quinta ed ultima sezione riservata alle installazioni su pannelli, assemblaggi apparentemente casuali di tessere ceramiche create su suggestioni visive di volta in volta emerse dalla memoria, dalla cronaca, dalla emotività.

Complessivamente, a cura di Giuliana Ericani, Nico Stringa e Antonio Bonaldi, la mostra riunisce, da collezioni pubbliche e soprattutto private, oltre 130 sculture in ceramica datate tra il 1951 e il 2012 (esposte nella sede del Museo Civico di Piazza Garibaldi), oltre 50 fogli ed incisioni, esposte al Museo della Ceramica e della Stampa di Palazzo Sturm, oltre alla giocosa sequenza di 200 cuchi al Museo della Ceramica di Nove.

A Bassano e nel Bassanese la ceramica attinge alla grande tradizione documentata nelle straordinarie collezioni museali, ma è al tempo stesso fenomeno che sta cercando uno spazio nella contemporaneità, come ha magistralmente fatto Bonaldi. La sua retrospettiva, in ogni caso, diventa stimolo per approfondire la conoscenza di una tradizione almeno millenaria e per riflettere sulla sua attualità.

L’intera operazione è organizzata dal Comune di Bassano del Grappa – Assessorato alla Promozione del Territorio e alla Cultura – in collaborazione con il Comune di Nove, sotto il patrocinio della Regione Veneto e dell’AiCC Associazione Italiana Città della Ceramica.
Ha ottenuto il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Verona Vicenza Belluno Ancona e della Fondazione AntonVeneta. Ha Costenaro Assicurazioni – Unipol Sai di Bassano del Grappa come lead partner e vede anche l’intervento di SAE di Cavallin & C. sistemi elettrici snc di Bassano del Grappa, e del Credito Cooperativo – Banca di Romano e Santa Caterina e Banca San Giorgio Quinto Valle Agno. di Distillerie Nardini di Bassano del Grappa.

Enti promotori:

Comune di Bassano del Grappa – Assessorato alla Promozione del Territorio e alla Cultura
Comune di Nove
Regione Veneto
AiCC – Associazione Italiana Città della Ceramica

Fonte: CLICCA QUI

SILVIA CELESTE CALCAGNO. Interno 8, La Fleur Coupée

Silvia Celeste Calcagno, Rose, 2015 (2)_0

MILANO | OFFICINE SAFFI

21 MAGGIO – 15 SETTEMBRE 2015

LA FOTOGRAFIA E IL VIDEO INCONTRANO LA CERAMICA

SILVIA CELESTE CALCAGNO IN MOSTRA A OFFICINE SAFFI

mostra a cura di Angela Madesani

Cinque opere realizzate negli ultimi due anni, tre delle quali inedite, accompagnate da un video originale. Evoluzione di un percorso creativo cross disciplinare che avvicina la ceramica alla fotografia e all’immagine in movimento, appropriandosi dello spazio espositivo con forza e delicatezza. Silvia Celeste Calcagno è in mostra alle Officine Saffi di Milano con INTERNO 8 La Fleur Coupée, a cura di Angela Madesani, dal 21 maggio al XX GIUGNO 2015.


Una pluralità di linguaggi quelli sperimentati dall’artista, ricondotti a unità secondo un processo di addizione costante. Silvia Celeste Calcagno è perfomer, protagonista unica del suo lavoro. Le performances vengono, quindi, documentate fotograficamente. Le fotografie così ottenute vengono trasferite dall’artista, secondo una particolare tecnica di cottura, su piccole tessere di ceramica, per comporre gruppi di esemplari unici, che possono essere letti come una sequenza, quasi si trattasse dei fotogrammi di un film, in cui le differenze tra un pezzo e l’altro sono minime.


Silvia Celeste Calcagno, che proprio alle Officine Saffi aveva esposto nel 2013 come finalista del Premio Faenza, trasforma il proprio vissuto in scintilla creativa, affrontando temi che mettono in contatto la sfera dell’intimità e quella dell’universalità. È così, ad esempio, che un semplice cambio di indirizzo innesca, in Interno 8, una riflessione sul concetto stesso di casa, sul rapporto osmotico con il luogo in cui si vive, sulle tensioni e contraddizioni della quotidianità.

Note biografiche

Silvia Celeste Calcagno è nata nel 1974 a Genova, dove ha studiato all’Accademia Ligustica di Belle Arti. Ha esposto in diverse personali e collettive, in Italia e all’estero: tra le mostre più significative quelle alla GNAM di Roma (2015), alla Fondazione Benetton di Treviso (2014), ai Musei Civici di Imola (2014 ) alla Saatchi Gallery di Londra (2014) e al Palazzo della Meridiana di Genova, tra gli ospiti della selezione ligure di artisti coinvolti nel Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011.

Il suo percorso nel mondo della ceramica l’ha portata a ottenere menzioni e riconoscimenti al Premio Faenza, al Danish Prize Ceramic Art e al Laguna Art Prize.

OS Project, Milano

OS Project comprende la Galleria di Arte Ceramica, Officine Saffi, che si propone di promuovere la ceramica nella sua forma più evoluta e raffinata, l’opera d’arte, sia di artisti emergenti che di affermati artisti italiani e stranieri. Il laboratorio, OS Lab, completo di forni, torni e tutta l’attrezzatura necessaria per la ceramica, che viene utilizzato per workshop e seminari tenuti da importanti artisti, e La Ceramica in Italia e nel Mondo, una rivista cosmopolita con uno sguardo sia alla ceramica tradizionale che contemporanea e all’arte in generale in tutte le sue forme ed espressioni.

FONTE: QUI

Info:

Tel.: +39 02 36 68 56 96

e-mail: info@officinesaffi.com

www.officinesaffi.com

Milano, Officine Saffi (Via A. Saffi, 7)

21 maggio – 15 settembre 2015

Inaugurazione : 21 maggio ore 18.30

Orari: dal lunedì al venerdì 10,00 -18,30. Sabato 11,00 – 18,00. Domenica su appuntamento.

Ingresso libero

La ceramica prende forma

Info: 

Apertura 24 settembre ore 18.30 – via di Porta Tenaglia 1 Milano

Sito web: CLICCA QUI

ARTISTI:

Arturo Martini • Agenore Fabbri • Salvatore Fancello • Lucio Fontana •
Leoncillo Leonardi • Fausto Melotti • Nanni Valentini

ceramica_fb-2

Giovedì 24 settembre alle ore 18.30 si aprirà nella sede di Montrasio Arte in via di Porta Tenaglia 1 la rassegna a cura di Ruggero Montrasio “La ceramica prende forma”, dedicata ai grandi interpreti della ceramica italiana del XX secolo. In mostra opere scelte di Arturo Martini, Lucio Fontana, Fausto Melotti, Leoncillo Leonardi, Salvatore Fancello, Agenore Fabbri, Nanni Valentini.

Le opere in mostra sono significative dei caratteri propri ai vari artisti e dell’evoluzione della loro poetica in relazione con singolari potenti innovazioni nel linguaggio della scultura. Considerano le stagioni dell’arte italiana dal clima novecentista di Martini alle espressioni indipendenti di Leoncillo e Fancello, alla poetica legata alla musica di Fausto Melotti, allo Spazialismo di Lucio Fontana, all’ardente Informale di Agenore Fabbri, alle ricerche permeate di riflessioni filosofiche di Nanni Valentini.
Accompagnano le opere plastiche alcuni disegni degli autori in mostra e una sezione di volumi e rari cataloghi d’epoca.

Fonte: http://www.montrasioarte.it/upcoming-2/

Biennale Internationale de Céramique de Vallauris 2016

Info:

Sito web: CLICCA QUI

Candidature: CLICCA QUI

Appel-a-candidatures_Biennale-Vallauris

La 24 ° edizione della Biennale Internazionale della Ceramica a Vallauris Creazione diceramiche contemporanee si svolgerà da luglio a novembre 2016.

La Biennale è disponibile sotto forma di un corso, di un concorso e una serie di mostre, un’esposizione tematica o monografica, al fine di migliorare la ricchezza e la diversità della corrente ceramica artistica, a livello internazionale.

PRIMA EDIZIONE CONCORSO CeramicAppignano

Info: 

Termine iscrizioni: 30 settembre 2015

Info:ceramicappignano@gmail.com

copertina_convivium

COMUNE DI APPIGNANO
(Provincia di Macerata)
PRIMA EDIZIONE CONCORSO

CeramicAppignano

REGOLAMENTO

L’Amministrazione Comunale di Appignano, nell’ambito delle azioni intese alla promozione
della ceramica, indice un concorso ceramico nazionale denominato
CeramicAppignano. Il concorso si propone di incentivare la ricerca tramite il
rinnovamento di forme e modi espressivi nell’ambito della produzione ceramica,
individuando soluzioni che sappiano felicemente coniugare passato e presente tramite una
“rilettura delle tradizioni ceramiche” come indicato dalla legge per la “qualificazione della
ceramica artistica e tradizionale della ceramica italiana di qualità”.

Il Concorso, le nuove edizioni di Leguminaria e della Mostra/Mercato di ceramica
potranno risultare reciprocamente volani di interesse turistico e culturale.

Il Concorso è aperto a:
a) artisti ed artigiani della ceramica. La giuria seleziona una rosa di artisti da invitare.
b) studenti Licei Artistici, Istituti d’Arte nonché facoltà universitarie del settore, associazioni
e/o scuole di ceramica

Potranno essere presenti, fuori Concorso, ma sempre sul tema proposto, anche pezzi di
noti ceramisti italiani o provenienti da altri paesi con i quali venissero instaurati progetti di
scambi internazionali.

1 – Il tema del concorso: Convivium
Per CeramicAppignano 2015 il tema sarà: Convivium, gli artisti dovranno interpretare,
attraverso la realizzazione di un’opera, il concetto di convivio/banchetto.

2 – Sezioni del concorso
Il concorso, sia per quanto riguarda gli studenti che i ceramisti, è articolato nelle seguenti 2
distinte sezioni:

• Artisti affermati con partecipazione su invito. La giuria seleziona una rosa di artisti
da invitare.
• Artisti emergenti e studenti di scuole e/o accademie e/o associazioni legate alla
ceramica con partecipazione libera. La giuria selezionerà un numero di opere da
ammettere al concorso.

3 – Numero pezzi e caratteristiche
Ogni concorrente potrà presentare una sola opera, composta da uno o più pezzi,
appositamente creata per il concorso. L’opera dovrà essere realizzata con un ingombro
massimo di cm50x50x50. L’opera dovrà essere interamente realizzata da chi la presenta
e dovrà recare un marchio indicante la data di realizzazione che non potrà essere
anteriore alla pubblicazione del presente bando.
Il concorso si propone di porre un accento oltre che sulla tradizione anche sulla ricerca di
nuove forme e modi espressivi nell’ambito della produzione ceramica, individuando
soluzioni che sappiano felicemente coniugare passato e presente tramite una rilettura
delle tradizioni ceramiche e che esprimano il concetto di Convivim inteso come
banchetto, convito riunione, insieme di persone, simposio.
Il Concorso, le nuove edizioni di Leguminaria e della Mostra/Mercato di ceramica
potranno risultare reciprocamente volani di interesse turistico e culturale.
Per la realizzazione delle opere in Concorso, ispirate alla storica manifestazione
appignanese, Leguminaria sarà accettato l’utilizzo di diversi materiali ceramici come
terre, terraglie, gres, porcellana e maiolica.

4 – Modalità e termini dell’iscrizione

A. L’iscrizione al concorso è gratuita.
B. La domanda di iscrizione dovrà essere inviata al Comune di Appignano entro le
ore 12.00 del 30 settembre 2015. Eventuale proroga del termine sarà resa nota
sul sito del Comune di Appignano. L’iscrizione presuppone la conoscenza e
l’accettazione integrale del presente regolamento.

Entro la stessa data dovranno essere fatte pervenire:

• 3 foto del manufatto, da tre diversi punti di vista, in formato digitale ad alta
risoluzione (300 dpi – possibilmente 3000×4000 pixel) necessarie per la
preselezione e che successivamente potrebbero essere utilizzate in caso di
pubblicazione del catalogo Terre d’Arte 2015 relativo ai pezzi partecipanti al
concorso.
• Una scheda descrittiva del pezzo: obbligatoria (pena l’esclusione dal concorso),
comprendente i dati relativi alle misure, alla tecnica ed ai materiali utilizzati.
o un sintetico curriculum dell’autore (max 1.000 battute).
o il modulo di iscrizione

I suddetti documenti, unitamente al materiale fotografico ed alla scheda descrittiva
dovranno essere consegna via posta elettronica al seguente indirizzo mail:
ceramicappignano@gmail.com.

5 – La Giuria

La giuria di esperti è composta da:
Assessore alla Cultura e/o del turismo di Appignano, Prof. Mario Buldorini, Sig. Roberto
Bronzi, Dott.ssa Claudia Casali (Direttore del Museo Internazionale delle Ceramiche in
Faenza), Maestro Adriano Leverone (ceramista ligure di fama internazionale), Mirco
Denicolò (Ceramista di fama internazionale e docente ISIA Faenza), Sig.ra Silvia
Imperiale.
La giuria popolare sarà costituita dai visitatori della mostra delle opere selezionate,
esposte durante la manifestazione Leguminaria 2015
Il giudizio delle Giurie sarà insindacabile.

6 – Consegna opere

A. Ogni candidato ammesso al concorso dovrà far pervenire l’opera portofranco
oppure mediante consegna a mano, presso l’Ufficio Protocollo Comune di
Appignano all’indirizzo sotto riportato entro il 09. ottobre 2015
Non verranno accettate consegne oltre tale data. Per le spedizioni farà fede la data di
invio. Si accettano consegne dirette presso il Comune ufficio protocollo tutti i giorni dalle
ore 9.00 alle ore13.30.

COMUNE DI Appignano
Ufficio Protocollo
Piazza Umberto I
62010 Appignano (MC)

Per informazioni:
Silvia Imperiale cell.: 3355719670; ceramicappignano@gmail.com.
Vittoria Trotta Ass. alla cultura cell.: 335/7071317; Alessia Tarabelli Ass. al turismo cell:
3332147022.

B. Le spese per la realizzazione dei pezzi, di imballaggio, spedizione e restituzione sono a
carico del partecipante.

C. I pezzi dovranno essere imballati a regola d’arte ed il collo così confezionato dovrà
recare all’esterno il nome e i dati dell’autore. Gli organizzatori porranno ogni cura nel
manipolare le ceramiche, ma non potranno in nessun caso essere ritenuti responsabili di
eventuali danni involontari. Inoltre si declina ogni responsabilità per eventuali furti,
danneggiamenti o smarrimenti da qualsiasi causa generati.

7 – Ritiro
I pezzi esposti al concorso, esclusi quelli premiati con un buono acquisto che rimarranno
di proprietà del Comune, potranno essere ritirati al termine della manifestazione di
Leguminaria 2015 che si svolge durante la terza settimana del mese di ottobre. Dopo
questa data, i pezzi potranno essere ritirati presso il Comune di Appignano.
Qualora il ritiro non avvenga entro la fine del mese di dicembre 2015 le ceramiche
rimarranno di proprietà del Comune. Gli organizzatori porranno ogni cura nel
manipolare i diversi manufatti, ma non potranno in nessun caso essere ritenuti
responsabili di eventuali danni. Inoltre si declina ogni responsabilità per eventuali furti,
danneggiamenti in mostra o smarrimenti da qualsiasi causa generati.

8 – Mostra
I pezzi selezionati saranno esposti al pubblico durante le giornate della manifestazione
Leguminaria presso la Sala Eventi del palazzo comunale. La premiazione si svolgerà
domenica giornata conclusiva della manifestazione Leguminaria 2015

9 – Premi

A. Premio selezione giuria
La Giuria assegnerà, Premi concorso: premio categoria artisti affermati € 1000– premio
categoria artisti emergenti € 500;
Premio giuria popolare, una confezione con i prodotti dell’eccellenza enogastronomica
appignanese.

B. Voto giuria popolare
Durante l’esposizione, il pubblico potrà votare l’opera preferita tramite l’apposita scheda
che verrà consegnata all’ingresso.
Il risultato della votazione della Giuria popolare verrà comunicato nel corso della
premiazione ed il vincitore riceverà un attestato.

10- Pubblicazioni
L’Organizzazione si riserva il diritto di pubblicare le immagini dei pezzi partecipanti sul sito
internet della manifestazione, nonché di utilizzarla per il resoconto dell’attività dell’evento,

proponendola per la pubblicazione su quotidiani, riviste specializzate, televisione. Ci si
riserva inoltre il diritto di utilizzare queste immagini in ogni forma ritenuta opportuna
(materiale per stampa, pubblicazioni, manifesti, locandine ecc.) anche per le future
edizioni del concorso. Inoltre sarà realizzato un Catalogo Terre d’Arte 2015 relativo al
concorso di tiratura nazionale.
Il presente bando ed il modulo di iscrizione saranno pubblicati sul sito
www.comune.appignano.mc.it che si prega di consultare periodicamente per gli
eventuali aggiornamenti.
In conformità a quanto stabilito dalla legge 196/2003 sulla tutela della privacy, l’artista dà
autorizzazione al trattamento dei propri dati personali ed alla loro utilizzazione da parte
degli organizzatori.

PORCELLANA DI CAPODIMONTE TRA MITO E REALTÀ

Giuseppe Mascolo, Prof. di Chimica Applicata al Dpt. di Ingegneria Industriale Università di Cassino

dsds

Premessa

Grazie alla Soprintendenza ai Beni Artistici e Storici di Napoli e alla convenzione stipulata con la Regione Campania, è stato possibile effettuare la presente ricerca sulla porcellana di Capodimonte la cui produzione durò 16 anni (1743-1759) fino a quando Carlo III di Borbone, re di Napoli e di Spagna, trasferì al Buen Ritiro (Madrid) tutto il complesso della fabbrica operai compresi. Dalla Soprintendenza sono stati ricevuti un quantitativo di campioni di porcellana, costituenti del corpus di reperti, ritrovato nel 1950 in uno scavo eseguito nelle vicinanze della palazzina che è l’attuale sede dell’Istituto Professionale “Giovanni Caselli” di Napoli, dove in passato era la reale fabbrica di Capodimonte. Mentre per le porcellane d’epoca, sia cinesi che europee, è oggi possibile formulare ipotesi verosimili sia sulle materie prime impiegate che sul relativo ciclo di produzione, ciò non è possibile per la porcellana di Capodimonte, in quanto, i dati in archivio sono andati distrutti e le uniche informazioni si rifanno ad alcune analisi storiche (Minieri Riccio e Novi). Molteplici ipotesi sono state formulate sul ruolo svolto da una o pù materie prime nella composizione dell’impasto di porcellana di Capodimonte. Attualmente, l’unico accordo esistente fra i diversi studiosi della materia è relativo all’impiego di materie prime di provenienza locale. Un ulteriore dilemma è sulla natura della porcellana, ovvero, se essa è stata confezionata o meno con l’impiego di una fritta*

*Miscela bassofondente di vari ossidi, omogeneizzata per fusione e macinata.

Per la prima ipotesi propendono il D’Onofri (1788), Rebuffat (195) e Lane (1954); mentre Novi, Tesorone e Liverani optano per la seconda ipotesi. Tra le materie prime adoperate per la confezione dell’impasto ceramico, notevole importanza viene data al “tarso” di Fuscaldo, sulla cui natura chimica-mineralogica esiste una controversia. Caolino, quarzo, argilla bianca o roccia pegmatica rappresentano le differenti materie prime ipotizzate come tarso. È da tener presente che la porcellana di Capodimonte deve essere classificata come una porcellana tenera in quanto caratterizzata da una temperatura di cottura inferiore a 1280°C come è stato verificato da Liverani (1959) e, di recente dall’Istituto “Caselli”. L’intervallo di temperatura di rammollimento, misurato su uno dei reperti donato dalla Soprintendenza di Napoli al museo di Faenza, è risultato compreso tra 1180°C e 1220°C. Musella Guida, invece pone l’accento sul ruolo del gesso (CaSO4 2H2O) per l’apporto di CaO nell’impasto di porcellana. L’unica analisi chimica disponibile, eseguita su un campione di porcellana d’epoca, risale al 1905 da Rebuffat, prof. di Chimica Docimastica Università di Napoli.

RICERCHE ATTUALI SU REPERTI DI PORCELLANA D’EPOCA

Per queste ricerche ci si è avvalso di campioni di pochi mg prelevati dai reperti che costituivano scarti di lavorazione dell’epoca. In particolare sono stati selezionati diciannove campioni sui quali sono state effettuate indagini chimico-fisiche. Dalle analisi è risultata che la densità apparente è poco superiore a 2g/mL (2,05), valore coincidente ca. con quello di Rebuffat (2,04), mentre la densità reale si attesta su un valore di 2,42g/mL contro il 2,36g/mL di Rebuffat. Bisogna tener presente che un vetro di sola Silice (SiO2) ha una densità di 2,23g/mL; mentre le forme polimorfe della sice cristallina, quarzo e tridimite di bassa temperatura, sono caratterizzate dai valori di 2,65 e 2,24g/mL. La densità dei reperti si attesta su un valore intermedio tra quello della silice vetrosa e quello delle fasi cristalline stabili al di sotto di 1200°C.

Dalle analisi fatte da Rebuffat su una tazzina di Capodimonte risultò che il contenuto di silice era piuttosto elevato (85,68%), atipico per una porcellana. Il contenuto di allumina (Al2O3) è risultato basso se rapportato a quello di altre porcellane dell’epoca e in particolare alle porcellane dure, caratterizzate da un tenore di allumina molto più elevato. Questo potrebbe implicare che la maggior parte del contenuto dell’allumina, presente nella composizione della porcellana partenopea, debba associarsi alla componente argillosa indispensabile alla realizzazione di un impasto ceramico lavorabile. Su alcuni reperti e in particolare in corrispondenza di incavi è stata rilevata la presenza, in alcuni casi massiva, di polvere bianca, praticamente incoerente, che è stata oggetto di analisi diffrattometrica con i raggi X. Tale polvere è costituita da una miscela di quarzo e tridimite con tracce di feldspati. Le percentuali di SIO2 sono 92,5 , di Al2O3 3,55 , di K2O 1,85 , di Na2O 0,13 , di CaO 0,18 , MgO 0,21 , di TiO2 0,12 e Fe2O3 0,08. La presenza di tridimite in tale polvere e la sua locazione fa supporre che abbia subito le stesse vicissitudini termiche del reperto da cui è stata recuperata. Tale ipotesi è connessa col fatto che la tridimite è il prodotto della trasformazione polimorfa del quarzo quando quest’ultimo viene trattato a temperatura superiore a 870°C. Assumendo una temperatura di cottura per la porcellana di Capodimonte di 1200°C e un tempo di cottura di due giorni; come emerge da un documento che riporta un colloquio tra il re e l’ambasciatore piemontese, nel quale il re si rammaricava di no aver trovato una materia capace di resistere oltre 48 ore al fuoco delle sue fornaci, a differenza della porcellana tedesc di Meissen che vi resisteva 8 giorni, si giustifica la presenza della tridimite in miscela con il quarzo nella predetta polvere. È noto che la velocità di trasformazione polimorfo quarzo-tridimite è lenta e può essere accelerata dalla presenza di un fase liquida che accompagni il quarzo in via di trasformazione. Poiché tale polvere è chimicamente costutuita da silice (92,5%) all’origine, cioè prima del trattamento termico, essa doveva essere costituita solo da quarzo. Se si confronta lo spettro di diffrazione ai raggi X della polvere con i reperti studiati appare evidente la stretta somiglianza mineralogica dei due campioni. Sono caratterizzati dalle stesse fasi cristalline: quarzo e tridimite. Nella porcellana è presente una frazione vetrosa che nel corso della cottura costituisce la fase liquida indispensabile per il processo di ceramizzazione, ché favorisce la trasformazione polimorfa del quarzo in tridimite, giustificando sia la minor q.tà di fasi cristalline sia più elevato il rapporto tridimite/quarzo della porcellana. Nella fase liquida, oltre alla silice, sono presenti tutti gli altri elementi della miscela ceramica, come glimossidi alcalini e alcalino terrosi (k2O e Na2O; CaO e MgO), oltre ai componenti minori. L’elevato contenuto di SiO2 e di ossidi alcalini della porcellana e le minori q.tà di ossidi di metallo alcalino terrosi, implicano la scarsa resistenza al fuoco e all’acqua della ceramica. La frazione meno durabile della porcellana è rappresentata dalla frazione vetrosa la cui stabilità è accentuata dalla presenza degli ossidi alcalino terrosi. Il toscano Paolo Paoletti, esperto nella conduzione delle fornaci della fabbrica di Capodimonte, si lamentava con il re per la scarsa resistenza al fuoco e all’acqua della porcellana e, quindi, ad un suo impiego nell’uso domestico. È significativo ricordare che il re pochi anni prima di morire, gli si ruppe la sua “chicchera” preferita, ove per 50 anni vi gustava la cioccolata calda e, la sostituì con una prodotta in Sassonia e non con una di Capodimonte o del Buen Retiro. Un ulteriore risultato è rappresentato dalla maggiore presenza del quarzo rilevato in numerosi reperti. Ciò giustifica la bassa produttività della porcellana d’epoca; la presenza massiva di quarzo nel prodotto di cottura comporta una repentina e pericolosa trasformazione polimorfa alla temperatura di 572°C cui si accompagna una variazione di volume con innesco di tensioni meccaniche in grado di determinare la frattura degli oggetti soprattutto in fase di raffreddamento. Il famoso tarso, potrebbe essere la polvere bianca recuperata dai reperti. Ipotesi possibile è che gli oggetti venissero protetti durante la cottura con lo stesso tarso, il quale subiva lo stesso trattamento termico della porcellana. Tale procedura, dal punto di vista tecnologico, consentirebbe due vantaggi, quali: di protezione dell’oggetto durante la cottura dalla fiamma e dall’inquinamento del combustibile e di uniformare il livello di cottura dell’oggetto. Un eventuale riutilizzo del tarso pretrattato nella confezione dell’impasto di porcellana consentirebbe una riduzione del contenuto di quarzo con riducendo i fenomeni di frattura. Un aspetto interessante emerso dalle analisi sui reperti è la presenza di SnO2 e K2O-CaO, il che fa dedurre che nella composizione dell’impasto di porcellana non si sia stata impiegata una fritta, in caso contrario gli ossidi alcalini dovrebbero essere distribuiti in modo omogeneo nella frazione vetrosa. Secondo Musella-Guida il precursore del CaO potrebbe essere il gesso. All’uopo fu svolta un’indagine mirata tramite microanalisi a dispersione di energia (EDS) per rilevare l’eventuale presenza di zolfo, che è risultato essere assente in tutti i reperti. Noto è che la decomposizione del CaSO4 puro in SO3 CaO ha luogo a temperatura elevata (1400°C ca.), il che farebbe intendere che il gesso non sia stato utilizzato nella confezione della miscela di partenza della porcellana. Tuttavia la presenza degli ossidi alcalini può facilitare la decomposizione del gesso e quindi la scomparsa di zolfo nei reperti. Tale desolforazione sarebbe correlabile alla formazione, durante la cottura, di composti misti a base di solfato di calcio e di ossidi alcalini caratterizzati da una temperatura di desolforazione inferiore a quella del gesso puro. Più della metà dei reperti, osservati in microscopia elettronica a scansione (SEM), sono caratterizzati da una notevole microporosità, che nel corso della cottura ha dato luogo all’evoluzione elevata q.tà di fase gassosa; si potrebbe affermare che i reperti siano stati confezionati con una miscela naturale senza l’impiego di una fritta; la microporosità giustificherebbe la tenuta e l’adesione degli smalti e degli elementi decorativi che hanno contribuito a rendere famosa la porcellana di Capodimonte.

IPOTESI DI CONFEZIONE DELL’IMPASTO DI PORCELLANA D’EPOCA

Sulla base dei risultati emersi dalle sperimentazioni è possibile formulare che il famoso tarso di Fuscaldo sia il nerbo della porcellana, essendo costituito da quarzo associato a tracce di feldspati. Si presume che questa polvere fosse utilizzata anche nella protezione degli oggetti di porcellana dal fuoco delle fornaci nel corso della cottura. In aggiunta al tarso, l’impasto di porcellana doveva contenere l’argilla di Vicenza in grado di fornire la necessaria plasticità in fase di foggiatura con apporto di Al2O3. Le perplessità maggiori sono connesse alla o alle materie prime impiegate come fondenti. Sia la presenza di relitti a base di CaO-K2O che la notevole microporosità manifestata dai reperti, fanno ipotizzare l’impiego di fondenti che in fase di cottura generavano notevoli q.tà di fase gassosa. Tale constatazione favorirebbe l’ipotesi di aggiunte di sostanze decomponibili quali tartaro (Novi), gesso etc, indispensabili fonti di K2O, CaO e Na2O. Nonostante l’impiego profuso in questa ricerca permangono incertezze sulle materie prime adoperate nella confezione dell’impastoper la produzione della porcellana di Capodimonte. Queste incertezze sono spiegabili dal fatto che le analisi sono state svolte su scarti di lavorazione e non sui reperti museali. La conditio sine qua non per dare una risposta al mito della porcellana di Capodimonte è di analizzare un campione museale.

INTERDISCIPLINARIETÀ E CAMPIONATURA NELLO STUDIO DELLA POCELLANA DI CAPODIMONTE

Caratteristiche dell’insieme di scarti della fabbrica di Capodimonte

L’insieme dei frammenti ceramici rinvenuti nello scarico della Fabbrica di Capodimonte costituisce, dal punto di vista statistico, un perfetto campionamento casuale, ed è rappresentativo del lavoro di sperimentazione e della produzione tecnologica maturata in quell’opificio. Esso ha il carattere della casualità in quanto si è costituito, durante tutto il periodo di attività della fabbrica, con oggetti frammentatisi in maniera accidentale e con scarti di cottura: tale situazione è assimilabile ad un’estrazione a caso, secondo una serie numerica, rappresentativa della tipologia produttiva. La possibilità di far riferimento ad una procedimento casuale di campionamento ci consente, in linea di principio, di renderci indipendenti dalle distorsioni nella selezione dei campioni, quando questa avvierei maniera mirata; inoltre, il numero elevato delle unità costituenti il campionario ci assicura, in senso statistico su una normalità del campione rispetto ai caratteri della produzione. Se ci fosse la possibilità di utilizzare tutti questi frammenti come campioni per le analisi, riusciremmo a conoscere dopo un congruo sforzo analitico i caratteri tecnologici di quella produzione. In realtà lo scarico ha attribuizioni che lo rendono esso stesso un Bene Culturale, il documento materiale del tentativo di impiantare una produzione manifatturiera ad alto valore aggiunto, capace di esportare i suoi prodotti e contribuire ad inserire il regno Borbonico tra gli Stati Europei più moderni. La collocazione della fabbrica in un contesto ad alto valore ambientale e paesaggistico qual è il Parco di Capodimonte, testimonia il tentativo di coniugare la necessità dell’industrializzazione con il resto dell’ambiente indice di una cultura tecnologica di notevole interesse. Il materiale recuperato va tutelato e, nelle indagini vanno selezionate parti rappresentative dello scarico su cui poter operare, secondo opportune tecniche, prelievi di materia per le analisi.

METODOLOGIA INTERDISCIPLINARE

La ricerca avviata è multidisciplinare con aspetti interdisciplinari, in quanto vede uno stretto rapporto tra chimici,fisici, ingegneri, ceramisti, decoratori, formatori, storici dell’arte e archeologi industriali. Nasce in un ambiente di cultura tecnico-scientifica, l’Istituto della Porcellana di Capodimonte, aduso, per tradizione didattica, alla necessità del dialogo tra le diverse componenti tecnico-scientifiche operanti nella scuola. Si impone la necessità di ricercare modi e strumenti di lavoro che accentuino le sinergie conoscitive tra le diverse discipline interessate al programma di ricerca scientifica, il cui ultimo fine è la ricostruzione fedele di tutti gli aspetti di questa particolare produzione artistico-industriale. Il criterio guida di questo lavoro è stato l’ampliamento della fase di documentazione propedeutica alle indagini di laboratorio, al fine di acquisire dati utili per la campionatura mirata. In tal modo, componendo il campionamento casuale ad una campionatura mirata, si avrà una altissima probabilità che i risultati degli studi analitici di laboratorio, sui pochi campioni che è possibile prelevare, siano rappresentativi dell’insieme degli scarti ed indirettamente dell’antica produzione di porcellana della fabbrica di Capodimonte. L’errore sarà in proporzione alla mancata corrispondenza degli scarti nela produzione della fabbrica, ma allo stato delle conoscenze “archeologiche e storico artistiche”, non vi sono dati per supporre un discostamento notevole tra scarti e produzione ceramica. Gli adempimenti preliminari alla campionatura, finalizzati agli scopi predetti, secondo la metodologia scientifica corente, sono: catalogazione del materiale mediante uno schema che prevede voci per tutti i parametri suscettibili di misura applicando indagini ed esami non distruttivi; documentazione fotografica dei frammenti in diapositive a colori; documentazione grafica dei frammenti più significativi; indagini non distruttive. Questo modo di procedere consente una ordinata raccolta di dati utili per lo studio dello scarico, comprensibile per tutti i componenti del gruppo interdisciplinare di ricerca. Le analisi da espletare vanno individuate con cura ed attenzione alla luce delle questioni che emergeranno dopo la prima fase di lavoro, e dovranno produrre dati, che opportunamente elaborati possono consentire allo studioso di guardare i reperti secondo una nuova luce. Un aspetto che facilita la comunicazione interdisciplinare è un lessico normalizzato, con funzione biunivoca tra il termine impiegato e il concetto o nozione che esso vuole esprimere. L’esame della letteratura mette in luce l’uso di termini discrezionali per l’analisi morfologica e tecnologica dei manufatti creando no poche difficoltà nella comunicazione scientifica.

CAMPIONAMENTO E CAMPIONATURA

Il campionamento e la campionatura devono risolvere i seguenti problemi: individuazione dei criteri dello scarico attraverso lo studio delle frequenze dei diversi frammenti; rappresentatività delle problematiche in laboratorio; prelievi rappresentativi delle situazioni osservate; esaustività della campionatura rispetto ai problemi conoscitivi e conservativi. Gli obiettivi sono: caratterizzazione dei manufatti e dei materiali costitutivi; studio delle trasformazioni avvenute nella fase di seppellimento; ricostruzione della tecnologia che li ha prodotti; definizione di criteri ed analisi capaci di orientare nell’attribuzione di autenticità della porcellana antica di Capodimonte. A questo scopo il DIMP e IPSIA della porcellana hanno misurato la densità dei frammenti distribuendo gli stessi tra i diversi valori; un’altra serie di dati utili alla selezione è stata acquisita con la catalogazione degli oggetti. Le proprietà prescelte sono: numero di precatalogo; forma/rappresentazione; peso/volume; spessore; colore; tecnica foggiante; rivestimento; difetti; ornato; valore di esteticità. La procedura di selezione prevede le seguenti operazioni: distribuzione dei frammenti tra le diverse densità rilevate (lavori DIMP e IPSIA); definizione dei sottoinsiemi per ogni classe di densità a secondo delle tecniche di foggiatura osservabili; ripartizione secondo le forme, il colore, l’esistenza di rivestimenti o di difetti; precatalogazione degli oggetti per valore di esteticità. Per le analisi si preleva un frammento dal reperto mediante taglio meccanico con una pinzetta da mosaicista che consente di controllare la frattura.

INDAGINI COMPARATE IN MICROSCOPIA OTTICA

È di particolare importanza che l’indagine scientifica sia assistita da una buona documentazione in diapositive a colori, in quanto quest’ultima rappresenta il dato scientifico che rende possibile e l’osservazione e la discussione secondo punti diversi di vista di segni, epigrafi, incrostazioni, decorazioni. Il passo successivo è l’osservazione al microscopio stereobinoculare, strumento che permette di osservare l’oggetto in visione binoculare e fisiologica in modo da vedere la microstruttura con il proprio bagaglio di idee e esperienze, effettuando valutazioni che nessun analisi può consentire. L’osservazione allo stereo microscopio può essere finalizzata all’indagine microscopica dei seguenti fatti: trattamenti superficiali; modalità della decorazione; osservazione del materiale in frattura; porosità; grana e tessitura del materiale. Tutte le osservazioni vanno documentate mediante fotografia in diapositive a colori. L’osservazione allo stereo è seguita dalle osservazioni a luce polarizzata di sezioni sottili del materiale, che oltre alle normali indicazioni petrografiche, ci consentono di avere una più chiara visione micro strutturale sia in rapporto ai parametri esposti per l’osservazione stereoscopica, sia rispetto a fasi di neoformazioni collegabili con la tecnologia produttiva dei manufatti. La funzione dell’indagine in microscopia ottica assume il compito di preparare ad una finalistica interpretazione i dati che si ottengono dalle analisi strumentali, quali la rifrattometria X, l’analisi in dispersione di energia, l’esame al microscopio elettronico a scansione (SEM), la porosimetria a mercurio, l’analisi termica differenziale.